RIMINI. Il colpo sferrato con il mattarello alla moglie all’altezza della testa, con lei rannicchiata in un angolo, avrebbe potuto ucciderla. Si abbatté con tale violenza da spezzarle entrambe le braccia poste dalla donna come estrema protezione. Sulla base della perizia medico legale del dottor Pier Paolo Balli, il pm Davide Ercolani ha contestato all’indagato l’accusa di tentato omicidio.

L’uomo, un quarantenne cittadino albanese (vengono omessi i dettagli che possano rendere anche indirettamente identificabile la parte offesa e minori coinvolti della vicenda) si trova in carcere dal 21 ottobre scorso proprio per la violenta aggressione alla moglie con il mattarello più grande, tra quelli in casa (un metro di lunghezza per sei centimetri di diametro). La polizia lo aveva arrestato per lesioni personali aggravate, maltrattamenti familiari e minacce. «Il primo colpo mi è arrivato in testa da dietro – aveva raccontato la donna – poi con le braccia mi sono riparata in un angolo, parando i colpi con le braccia, fino a quando una vicina, allarmata dalle grida, ha bussato alla porta». Per poi aggiungere: «Diceva che voleva uccidermi». Alla signora, assistita legalmente dall’avvocato Fiorenzo Alessi, era stata diagnosticata la doppia frattura dei polsi, oltre che un trauma cranico e varie contusioni al corpo (più di quaranta giorni di prognosi). Secondo il medico legale, per la modalità dei colpi e per il mezzo contundente utilizzato, ha compiuto atti idonei e non equivoci a causare la morte della moglie.

La nuova imputazione complica la posizione dell’aggressore, difeso dall’avvocato Umberto De Gregorio. L’albanese, subito dopo il pestaggio, consapevole di averla fatta grossa, aveva appoggiato il mattarello sul tavolo della cucina e aveva cercato di filarsela a sua volta per andare a smaltire la sbornia altrove, soprattutto al riparo dalle possibili conseguenze. La polizia lo aveva rintracciato nel giro di poco e lo ha aveva arrestato.

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