Sguardo verso Nord: da Cesena a Vienna sono 846 chilometri, oppure ne servono un po’ meno (806) per arrivare fino a Stoccarda. Sguardo verso Sud: da Cesena a Crotone sono 890 chilometri, eppure Francesco Modesto, dopo l’esonero, ha scelto di vivere la quarantena in Romagna con la sua famiglia.
Non vuole parlare delle vicissitudini del suo campionato perché è il primo a sapere che sarebbe poco elegante. Quella che segue è la riflessione di un allenatore che stava lavorando lontano da casa con moglie e quattro figli al seguito, poi in emergenza coronavirus si è preso le sue responsabilità di cittadino ed è rimasto qui.
Modesto, come è nata la scelta di restare comunque a Cesena?
«Inizialmente è stata legata alla chiusura delle scuole, una chiusura che sembrava fosse parziale. Dei nostri quattro figli, uno frequenta la prima superiore, uno la terza media, uno la quinta elementare e il più piccolo va all’asilo. Non pensavamo che la chiusura si prolungasse così tanto e ad un certo punto abbiamo preso la decisione di fermarci qui».
Una famiglia di sei persone chiusa in casa: i suoi figli come l’hanno presa?
«Tutto sommato bene: i tre più grandi hanno capito la situazione, seguono le lezioni on line e poi passano il tempo tra libri di scuola, playstation e tv. Magari il più piccolino fa un po’ più di fatica: ogni volta che si esce a portare fuori la spazzatura, prova ad aggregarsi. Viviamo al piano inferiore di una casa bifamiliare, con un bel terrazzo che per noi è uno spazio prezioso, cercando di non fare troppo rumore e rispettando le regole del silenzio a certi orari».
Chi va a fare la spesa?
«Mi alterno con mia moglie: se lei deve aiutare i ragazzi a seguire le lezioni al computer, al supermercato vado io».
Dal suo punto di osservazione, come si comportano i cesenati in tempi di coronavirus?
«La prima cosa che noti quando esci fuori è il silenzio, un silenzio che un po’ ti incupisce. Vedo grande rispetto delle regole, dalla fila al supermercato alle piccole cose di tutti i giorni. Guanti, mascherine, tutte le cautele del caso: la gente ha capito il problema e lo sta affrontando».
Come passa le sue giornate?
«Da quando è successo il tutto (la parola “esonero” non la dice mai, ndr) cerco di tenermi aggiornato: seguo lezioni di inglese attraverso dei tutorial, approfondisco il mio lavoro e la sera, quando i ragazzi vanno a letto, mi guardo un po’ di partite di campionati esteri: Portogallo, Francia, Germania… provo a scoprire realtà nuove».
Dopo l’esonero, chi la incontrava per strada l’ha più criticata o più consolata?
«Io ho sempre ricevuto manifestazioni d’affetto dalla gente di Cesena».
Si è imposto di fare la quarantena a 900 chilometri da casa: non sente la nostalgia?
«L’unica vera preoccupazione riguarda mia madre, che ha una certa età e vive sola. Gli altri miei fratelli abitano a Firenze e Castrovillari, questa situazione a mia madre inizia a pesare e mi dispiace per lei. Io le raccomando in continuazione di non uscire e quando parlo con lei al telefono capisco quanto sarà bello ritrovare certe cose quando tutto questo sarà finito. Un abbraccio, una carezza, una stretta di mano, un rapporto diretto con la tua famiglia e con chi vuoi bene: queste settimane aiutano a dare valore alle cose che contano davvero».
Lo scorso 8 marzo, Milano annuncia il lockdown e la tv trasmette le immagini di migliaia di persone che prendono il treno verso Sud. Da uomo del Sud, cosa ha provato a vederle?
«È stata una reazione sbagliata, che non ho approvato, ma lì è scattato il panico. Purtroppo chi ha preso il treno non ha capito l’emergenza del momento. E pensare che fino a quel punto, al Sud c’erano stati pochi casi».
Lei ha mai avuto la tentazione di tornare a Crotone?
«Una volta viste quelle immagini, ho cercato di informarmi. Quindi ho telefonato alla Regione Calabria e all’Ausl di Cosenza e ho ricevuto le stesse risposte: per la sicurezza di tutti, meglio non muoversi. Così io e mia moglie abbiamo deciso di rimanere qui».
La cantante Patti Smith ha dichiarato in una intervista alla Stampa: «Da questa esperienza ne usciremo tutti più umili e con più empatia». Succederà anche nel mondo del calcio?
«All’inizio sì, ma solo all’inizio, poi temo che si dimenticherà tutto in fretta e ognuno tornerà a fare i propri interessi. Spero che almeno ci rimarrà qualcosa come lezione. A me di sicuro qualcosa lascerà».
Per esempio?
«Tutta questa esperienza mi è servita per legarmi ancora di più alle persone: in queste settimane sono diventati ancora più forti i rapporti con la famiglia, in più ho riscoperto legami che avevo un po’ lasciato andare. Tra telefonate e gruppi whatsapp, ho ritrovato vecchie emozioni e vecchi amici che ora non voglio più perdere».
Ipotizziamo che al prossimo Consiglio Federale la chiamino per un parere sul futuro della Serie C, lei cosa direbbe?
«Prima la salute, prima la sicurezza di tutti. Poi se c’è il modo di ripartire, ben venga».
Che effetto le fanno le polemiche sugli stipendi dei calciatori?
«Io penso ai tanti ragazzi di Serie C che hanno contratti brevi e con cifre lontanissime da quelle che girano in Serie A. È a questi ragazzi che bisogna pensare».
Cosa risponderà quando le chiederanno: «Come si sta a Cesena»?
«Risponderò che sono stato benissimo e che è stata una tappa importante della mia carriera. Ho imparato tante cose e soprattutto cercherò di fare tesoro degli errori che ho fatto».
Per esempio?
«Beh, per esempio anche il fatto di parlare con la stampa. Sto cercando di riesaminare proprio tutto, anche come devo comunicare: quando parli a un giornalista, parli a una città intera, questo non me lo dovrò dimenticare. Un periodo del genere in fondo può aiutare a riflettere su se stessi».
In queste ultime settimane ha mai pensato: «Ho sbagliato a venire qui»?
«Mai. Venire a Cesena è una scelta che rifarei altre mille volte».

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