MiniTransat. Del Zozzo e la sua prima volta in volo sull’acqua

GUADALUPA. Ha di che essere soddisfatto Luca Del Zozzo. Il 59enne forlivese ha completato la sua seconda MiniTransat (categoria Serie) in crescendo. Nella prima tappa, condizionata da parecchi inconvenienti tecnici tra cui l’avaria all’impianto elettrico, era riuscito ad arrivare 37esimo su 65 iscritti. Nella seconda e ultima prova, la più lunga, quella che porta le barche dalle Canarie ai Caraibi, ha invece conquistato un 15esimo posto che gli fa fare un bel salto in avanti in classifica generale, al 22esimo. A vincere la seconda tappa e la classifica finale è il francese Hugo Dhallenne. Ha concluso la seconda tappa in 15 giorni e 23 ore. Luca, a bordo di Race=Care, è arrivato 14 ore dopo. Dopo la partenza dalle Canarie era rimasto un po’ attardato rispetto alla flotta ma solo per una scelta lungimirante di una rotta meridionale che dopo qualche giorno lo ha portato dalla 50esima posizione fino alla sesta, seppure per poche ore.

Luca, sei soddisfatto?

«Sono molto soddisfatto. Forse nella seconda tappa l’amministrazione del sud non è stata nel timing giusto. In un caso potevo approfondire di più. In un altro potevo evitare di farlo. Ma va bene così».

Anche perché nei primi giorni voi che avevate scelto la rotta più a sud navigavate molto dietro in classifica…

«Sapevo che bisognava puntare verso sud ma si doveva scegliere il momento giusto. Il gruppo dei nordisti aveva poi trovato un buono verso Ovest e quindi all’inizio è stato un po’ frustrante perché per circa una settimana vedevamo che guadagnavano terreno e sono momento in cui ti chiedi se hai sbagliato tutto».

Tanti problemi nella prima tappa. Nella seconda tutto liscio?

«Ho avuto solo un problema al bompresso che ha ceduto e ho dovuto sostituire con quello di rispetto. In più le cime erano un po’ logore, così ogni due o tre giorni controllavo la drizza dello spi con un’ammainata veloce. Ma la barca è andata benisismo ed è arrivata in condizioni perfette».

Hai navigato sempre al lasco?

«Ho navigato sempre con lo spi, fino a 5 miglia dall’arrivo. Sì, ho navigato con lo spi e con tutta la randa su e tutto invelato ho anche affrontato dei groppi importanti che sono arrivati a 30-35 nodi ma la barca si è comportata sempre benissimo».

Che velocità hai toccato?

«Ho visto sugli strumenti 17,2 nodi. Ma in un’occasione, mentre navigavo veloce sull’onda, è arrivato un groppo che per un attimo ha sollevato la barca completamente fuori dall’acqua e sono rimasto in volo senza che potessi fare nulla per qualche istante. Nonostante ciò ero tranquillo perché ho veramente trovato il feeling con la barca e ho capito che è molto potente».

Ti era mai successa una cosa del genere?

«No. Una sensazione di decollo così… mai provata! Io andavo già a 16 nodi di velocità, la barca saliva sull’onda e con la spinta del groppo non ha seguito la pendenza dell’onda ma si è sollevata e ha proseguito il volo. Mi preoccupava un po’ la caduta sull’acqua ma è andato tutto bene».

A differenza della MiniTransat del 2009 sembri più riposato.

«La regata è stata impegnativa dal punto di vista meteo, è stato difficile interpretare le zona da navigare e quelle da evitare. Io ho diviso la regata in blocchi di lavoro da fare in tre giorni: strategia sul meteo, cambusa, pensieri… Con un orizzonte di tre giorni ho visto che tutto era affrontabile e sì, sono arrivato abbastanza riposato».

Le prossime regate?

«Beh, intanto adesso c’è il problema di riportare il mini in Europa. In questi giorni gli spostamenti in Guadalupa non sono facili a causa delle manifestazioni contro il vaccino. Ma il primo dicembre parte il cargo che riporta la barche a Lorient».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui