Lugo, “minacciata e abusata dai capi”. Uno assolto, l’altro a giudizio

A sentire lei, nel cambiare datore di lavoro per scampare alle proposte indecenti del proprio superiore, sarebbe passata dalla padella alla brace. Perché mentre il primo le chiedeva rapporti sessuali minacciandola di licenziarla qualora non avesse assecondato le sue richieste a luci rosse, il nuovo titolare l’avrebbe direttamente intimorita brandendo un machete, rifiutandosi di pagarla.

Filo condutture delle denunce sporte tra il 2019 e il 2020 da una 40enne di origine pugliese ma residente ad Alfonsine, è il settore lavorativo nel quale sarebbero avvenute le asserite violenze: quello delle case famiglia. Entrambi i fatti, confluiti in un unico fascicolo penale a carico dei due datori di lavoro, sono approdati davanti al giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti. Ed è qui che hanno preso due strade diverse: per le presunte minacce è stato rinviato a giudizio il titolare di una casa famiglia di Marina di Ravenna, 43enne di origini siciliane; il gestore dell’altro centro di assistenza situato in un comune della Bassa Romagna, di 54 anni, è stato invece assolto dall’accusa di violenza sessuale.

«Sesso per lavorare»

Il primo episodio raccontato dalla donna (che dopo la denuncia ha deciso di non costituirsi parte civile) risale alla seconda metà del 2019. Con il contratto in scadenza – così aveva riferito sporgendo denuncia – il titolare della casa famiglia le aveva detto che non le avrebbe rinnovato l’incarico. L’unica chance di salvare il posto di lavoro sarebbe stata assecondando le richieste sessuali dell’uomo. A carico del responsabile sono pertanto finite anche le presunte frasi rivolte alla dipendente: «Io ti posso continuare ad aiutare con la busta paga ma tu devi venire a letto con me», le avrebbe detto, proponendole anche altre scappatoie sessuali tranquillizzandola perché «tanto qui tuo marito non c’è e se facciamo qualcosa non lo viene a sapere».

Richieste a suo dire martellanti: «se anche tu non vuoi fare l’amore con me non ti preoccupare che faccio tutto io».

Minacciata con la mannaia

Alla fine la donna era stata costretta a cambiare lavoro. Ed è in un’altra casa famiglia nella zona di Fusignano che sarebbe avvenuta l’altra intimidazione, che porta la data ben più precisa del 18 novembre. Il nuovo titolare l’avrebbe minacciata con una mannaia, rifiutandosi di pagarla e dicendole che qualora gli avesse fatto causa lui l’avrebbe comunque vinta. Sul merito di quest’ultima vicenda si dovrà ora pronunciare il giudice monocratico, per stabilire se – contrariamente alla denuncia per violenza sessuale – ci sono le basi per contestare il reato di minaccia.

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