CESENA. L’emergenza coronavirus si allontana nella percezione comune romagnola e “l’effetto eroi” su personale sanitario pare stia pian piano finendo. A testimoniare la triste possibilità che i rapporti tra la popolazione e chi è chiamato per lavoro a soccorrerla si stiano di nuovo deteriorando c’è quanto avvenuto nei corridori e negli ambulatori del pronto soccorso dell’ospedale Maurizio Bufalini di Cesena. Dove la scena andata in onda è stata pessima, pensando poi che non più tardi di qualche settimana fa le dimostrazioni di affetto tangibili nei confronti di medici, infermieri tecnici ed Oss del nosocomio cesenate si sprecavano.
Una donna sui 70 anni era arrivata in Ps con una lombo sciatalgia dolorosa. Un forte mal di schiena, insomma, per il quale era stata prima sedata e poi sottoposta a tutti i controlli necessari in casi simili. La donna oltre agli esami è stata trattenuta a lungo sotto osservazione proprio per monitorarne le condizioni ed alla fine, dopo l’ultima visita ed i controlli alle analisi eseguite, uno dei medici di turno in pronto soccorso ha comunicato alla settantenne che sarebbe stata di lì a poco dimessa.
Qui è iniziato “lo show” violento. Prima dalla paziente stessa che non ne voleva sapere di lasciare neppure l’ambulatorio; poi del marito della stessa che ne pretendeva a tutti i costi il ricovero. «Le condizioni sono tali che un’ospedalizzazione non serve» ha ribadito il medico. A quel punto sono iniziati gli insulti e le minacce rivolte a medici ed infermieri. Che hanno dovuto chiedere aiuto agli agenti del posto di polizia dell’ospedale. Nemmeno alla presenza dei poliziotti le acque si sono calmate. Anzi: di lì a poco è arrivato anche il figlio 35enne della coppia. Che ha iniziato a rincarare la dose degli insulti. Ci è voluto l’intervento in ospedale anche di una volante. Neppure questa ha calmato i tre, che pretendevano di chiamare i carabinieri per denunciare come la paziente andasse assolutamente ricoverata. La famiglia alla fine è stata “espulsa” letteralmente dal pronto soccorso dopo una lunga lite. In futuro dovranno rispondere (visto che sono stati tutti e tre denunciati) davanti ad un giudice di interruzione di pubblico servizio.

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