Rimini, minacce alla compagna dell’ex amante: “Sono davanti al tuo portone e ho la pistola”

Con quell’amante incontrato a Natale aveva trascorso una sola indimenticabile notte di passione. Eppure, quando ha visto l’imprenditore campano 51enne da lei idealizzato come il principe azzurro comparire sorridente in compagnia della propria fidanzata sulle pagine di qualche social, non ci ha più visto. Risalita all’identità digitale della “rivale” ha iniziato a perseguitarla trasformando la vita di quest’ultima in un vero e proprio incubo. Tanto che quest’ultima è arrivata a non uscire più di casa dopo aver ricevuto messaggi del tipo: «Sono qui davanti al tuo portone. Con me ho una pistola».

Stalking e diffamazione aggravata. Sono questi i reati da cui deve difendersi davanti al Tribunale di Rimini la 39enne russa, difesa di fiducia dall’avvocato Francesca Mazzoni. La vittima che si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Lorenzo Manfroni, è invece un’estetista riminese di 52 anni, che oltre alla serenità ha visto andare a monte anche il matrimonio: ha infatti deciso di lasciare l’uomo prima di arrivare davanti all’altare, quando ha scoperto che la stalker aveva effettivamente diviso una camera da letto col suo fidanzato. Un incontro avvenuto in un momento di pausa della loro relazione che andava avanti da ben sei anni.

Le angherie

Ne ha inventate di tutte l’imputata per arrivare a coronare il suo “sogno d’amore”. Correva l’anno 2016 quando sono iniziati i contatti della stalker su Facebook e WhatsApp, dove invitava l’estetista a farsi da parte e a lasciare stare il suo uomo anche perché, si inventò, da lui stava aspettando un figlio. Visto però che con le parole non stava ottenendo i risultati desiderati, è passata ad azioni più forti.

I messaggi si sono fatti sempre più diffamatori. Sulla pagina Facebook della vittima ha iniziato a scrivere post pubblici in cui l’accusava di essere una escort e di spacciare droga. Bloccata sia su Facebook che su WhatsApp, la 39enne non si è persa d’animo. Per riuscire a rimettersi in contatto con la 52enne ha creato diverse false identità, venendo facilmente smascherata, visto i concetti che esprimeva. Ha creato false identità anche della vittima che corredava facendo credere fosse una escort. Da questa montagna di insulti e falsità non ha salvato neanche la mamma della 52enne. Arrivata la limite della sopportazione quest’ultima ha chiesto aiuto alla polizia e nel 2017, dopo oltre un anno di angherie, ha sporto denuncia. La donna russa è stata così ammonita dal Questore di Rimini. Provvedimento che anziché calmarla l’aveva fatta diventare ancor più violenta verso la vittima.

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