Miller, Cerati, Berengo Gardin e Sottsass protagonisti al Si Fest

Nomi storici della fotografia e del design del Ventesimo secolo alla ribalta del 31° Si fest . Da non perdere, tra quelle che apriranno il 9 settembre a Savignano, la mostra dedicata a Lee Miller all’Istituto comprensivo Giulio Cesare per la materia “Educazione civica”. Emancipata e libera, ostile a conformismi e discriminazioni, Lee Miller (1907-1977) ha attraversato la storia del Novecento nelle vesti più disparate: modella, musa ispiratrice di artisti, fotografa e artista lei stessa, poi corrispondente di guerra e persino cuoca gourmet dal tocco surrealista. Una carriera che reca i segni del contatto e delle collaborazioni con nomi come Man Ray, Ernst, Miró, Tàpies, Dubuffet, Picasso, che a sua volta la ritrasse in sei diversi dipinti.

La Seconda guerra mondiale cambiò però radicalmente la sua vita. Divenne fotoreporter per Vogue, documentando i bombardamenti sul Regno Unito e nel 1942 fu accreditata come corrispondente di guerra dall’esercito americano. Da sola, o a volte in coppia con David E. Scherman di Life, documentò la guerra sul fronte europeo, compresi gli orrori dei lager di Buchenwald e Dachau, appena liberati, e le case di Adolf Hitler ed Eva Braun a Monaco e Berchtesgaden, compresa la celebre foto in cui si fece ritrarre da Scherman nella vasca del Führer: «Ho fatto uno strano bagno quando mi sono lavata lo sporco del campo di concentramento di Dachau nella stessa vasca da bagno di Hitler a Monaco».

Cerati e Berengo Gardin

Straordinaria l’importanza avuta sul piano civile dalla mostra Morire di classe, alla Scuola primaria Dante Aligheri in corso Perticari 55/57 per la materia “Scienze”. Nelle straordinarie immagini, la condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, dal libro omonimo la cui pubblicazione per Einaudi fu voluta nel 1969 da Franco Basaglia e Franca Ongaro, che seguiva la pubblicazione da parte dell’allora direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia de L’istituzione negata, testo basilare della psichiatria democratica. I cambiamenti apportati da Basaglia alla condizione manicomiale, vennero resi noti dal documentario televisivo I giardini di Abele di Sergio Zavoli. Gli scatti furono realizzati in quattro ospedali: a Gorizia, Colorno, Firenze e Ferrara.

Basaglia (insieme a Giulio Bollati, che lavorava per la casa editrice Einaudi) cercava di trasformare il mondo della psichiatria avvalendosi dell’editoria, facendone anche un fattore politico. Il progetto Morire di classe si sarebbe rivelato fondamentale nel processo che avrebbe portato all’approvazione, nel 1978, della Legge 180 (o riforma Basaglia) e alla chiusura dei manicomi.

La geometria di Sottsass

Sempre alla Scuola Alighieri, per la materia “Geometria”, ecco le Metafore di Ettore Sottsass. Architetto, designer, artista e fotografo, esponente di spicco del design radicale, vincitore di quattro Compassi d’oro, Ettore Sottsass (1917-2007) è stato il capofila del gruppo Memphis, importante collettivo di design e architettura noto per l’uso di colori vivaci e forme geometriche dal disegno eccentrico. Nella sua lunga carriera Sottsass progettò edifici, interni, mobili, gioielli, lampade, oggetti per la casa e l’ufficio, incluse creazioni che hanno fatto la storia del design, come la macchina da scrivere Valentine (insieme a Perry King), il computer Olivetti Elea 9003 o lo specchio Ultrafragola. Le sue opere sono esposte nelle collezioni permanenti di musei come il Centre Pompidou, il Victoria & Albert Museum, il Moma e il Metropolitan Museum of Art.

«Io sono un architetto, fotografo quindi quasi sempre qualcosa che ha a che fare con l’architettura o la città», diceva Sottsass. La serie fotografica Metafore, realizzata tra il 1972 e il 1979 durante vari viaggi in Europa, negli Stati Uniti e in Medio Oriente, rientra a pieno in questa definizione, anche se la città in questo caso è rimpiazzata da paesaggi desertici e l’architettura è ridotta al grado zero: fragili installazioni temporanee, costruzioni geometriche assemblate con elementi poveri, come nastri, foglie, pezzetti di legno, sassi e stoffe, per indagare la relazione tra l’individuo e l’ambiente esterno.

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