La Corte Costituzionale ha spazzato via una delle disposizioni del primo Decreto Sicurezza targato Salvini: quella che impediva di iscrivere all’Anagrafe i richiedenti asilo prima di avere una risposta sull’accoglimento o meno della loro domanda di protezione. La questione era finita al centro dell’attenzione e delle discussioni a Cesena, a seguito dei ricorsi presentati da alcuni stranieri che si erano imbattuti in quello scoglio. Assistiti dall’associazione “Avvocato di strada”, tre di loro, lo scorso mese di ottobre, avevano visto riconosciute le loro ragioni dal tribunale di Bologna, che aveva disposto all’ufficiale dell’Anagrafe di Palazzo Albornoz di concedere loro la residenza che era stata negata in applicazione a quanto scritto nel Decreto Sicurezza.
Dopo quella decisione, che si era aggiunta a una serie di sentenze dello stesso segno in altre parti d’Italia ed era stata seguita pochi giorni dopo da una pronuncia in fotocopia per altri tre profughi che abitavano a Cesena, lo scorso febbraio l’amministrazione comunale aveva deciso di adeguarsi. Aveva cioè messo nero su bianco, attraverso una delibera di giunta, l’intenzione di disapplicare quella parte del provvedimento di Salvini.
Ora la pronuncia della Corte Costituzionale va esattamente nella direzione anticipata dal Comune di Cesena.
Per la Corte la norma voluta dall’allora ministro degli Interni contrastava con l’articolo 3, uno dei pilastri più importanti della Carta Costituzionale. Ravvisati due profili di incostituzionalità.

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