La nuova stella Michelin romagnola Giuseppe Gasperoni nel suo ristorante a Torriana FOTO MAURO MONTI

TORRIANA. Ci sono quelli che restano muti e quelli che si mettono a piangere all’annuncio. Poi arriva lui che guarda dritto nella camera del telefonino, allunga il collo, si avvicina un po’ di più e poi chiede: «Ma è uno scherzo?». Giuseppe Gasperoni, trent’anni fatti da poco, accoglie così la notizia della sua prima stella Michelin e dice: «Volevo essere sicuro, non si sa mai». La sua è l’unica nuova stella in Emilia- Romagna per questo anno così singolare per la ristorazione, il quarto chef ad appuntarsela al petto nel Riminese, dove Mariano Guardianelli di Abocar -Due cucine, Gianpaolo Raschi di Guido e Riccardo Agostini de Il Piastrino, sempre ieri hanno visto confermare le loro. Una stella che, così, torna a casa all’Osteria del Povero Diavolo di Torriana, che già ne meritò una quando da quelle parti lo chef era Piergiorgio Parini. Questa però è tutta merito del giovane (è nato lo stesso anno in cui il Povero Diavolo è stato fondato) e volitivo Giuseppe. Poche parole e idee chiare, fra queste alcune scolpite: la volontà di fare di questo locale storico per la Romagna un nuovo progetto: il suo, dalla A alla Z.


Allora, è stata dura?
«Diciamo che noi abbiamo fatto il lavoro che ci piaceva e diciamo anche che in effetti non tutti ci credevano che saremmo saliti così in alto, e in qualche modo c’è stato anche chi ce lo ha fatto capire in questi due anni. Ci dicevano che eravamo troppo giovani, che era difficile… Però questo dimostra che il nostro lavoro lo sappiamo fare. E alla fine che siamo riusciti a raggiungere lo stesso livello che questo locale aveva raggiunto prima, con uno stile diverso, certamente, ma di livello. Fa molto bene all’autostima».
Quando dice “noi” si riferisce alla sua compagna Maily Dolci che lavora con lei vero?
«Sì perché lei non solo lavora con me al ristorante, ma tutte le scelte le abbiamo fatte insieme e ci abbiamo messo entrambi moltissimo. Stiamo insieme da circa 7 anni, ma eravamo stati compagni di classe alla scuola alberghiera di Rimini. Tutti e due in cucina, poi però lei al Povero Diavolo sta in sala… così proviamo a discutere un po’ di meno».
E adesso con la stella cosa cambia?
«Tutto e niente. In fondo questa è la conferma di un lavoro che abbiamo già fatto e che dobbiamo mantenere, fin qui ci siamo arrivati, adesso possiamo ancora migliorare. Di certo io resterò in cucina e non intendo diventare lo chef figo che va nelle trasmissioni o in giro a fare eventi di gala. Specialmente in questo periodo credo che serva molta concretezza. Io resto qui a fare quello che mi interessa fare: piatti buoni, che vuol dire legati alla terra, puliti, e un servizio accogliente che faccia stare bene le persone, ad assaporare in tranquillità la serata che hanno deciso di passare da noi».
La cucina è una cosa di famiglia, lei è cresciuto nello storico Casa Zanni di Villa Verucchio. Sente di dover dire grazie per quello che ha imparato lì?
«Molto, a mia mamma Carla, e soprattutto a mia nonna Marina che adesso ha più di 90 anni. È lei che mi ha fatto capire fin da piccolo che cucinare è un gesto di amore e condivisione. Non mi ha insegnato solo a fare la piada, o la sfoglia, o i modi per cucinare bene la carne, ma anche che è importante far sentire le persone a casa propria quando si cucina per loro».
Quando ha detto loro della stella Michelin cosa le hanno risposto?
«Ah… noi in casa siamo di poche parole. Mia mamma mi ha detto di non montarmi la testa, mia nonna che era felice per me e di pregare la Madonna».
In questo momento il Povero Diavolo è chiuso, dopo aver potuto ospitare le persone in locanda e quindi servire anche loro pranzo e cena fino a che l’Emilia Romagna non è diventata arancione, adesso si è fermato aspettando un momento più favorevole per ripartire. Intanto ha messo a punto il nuovo menù, che cambia circa ogni mese e mezzo, e uno particolare lo farà per le Feste sperando di poter riaprire, resta il fatto che per lui e la sua brigata sarà senza dubbio un Natale speciale.

Le segnalazioni della Guida Michelin in Romagna. La 66ª edizione della Guida Michelin Italia presentata ieri ha portato alla ristorazione romagnola molte importanti conferme, oltre alla nuova stella del Povero Diavolo, il che non è mai scontato. Una novità c’è anche fra i riconoscimenti “Bib Gourmand”. In tutto in Emilia-Romagna le cucine stellate sono 23, 8 in Romagna. L’unico tre stelle resta Massimo Bottura a Modena con la sua Osteria Francescana, con due stelle ci sono sempre i due romagnoli San Domenico di Imola, che quest’anno compie 50 anni, e Magnolia di Cesenatico. Le stelle “uniche”, come dicevamo a fianco, sono state tutte confermate ai riminesi Abocar, Guido e Il Piastrino, ma anche a La Buca di Cesenatico e alla new entry dell’anno passato DaGorini, nonché a Righi di San Marino. Al confine, nel Ferrarese: confermate a La Capanna di Eraclio e La zanzara di Codigoro. Ma non ci sono solo le stelle fra i riconoscimenti che la guida conferisce alle cucine che meritano di essere assaporate. Ci sono anche i Bib Gourmand, ovvero quei locali contrassegnati con la faccia golosa dell’omino Michelin e anche qui la Romagna se la cava bene. A cominciare sempre da Rimini che conferma Vite di Coriano e Del turista-Da Marchesi a Novafeltria, e aggiunge l’Osteria de Borg. Cinque le segnalazioni nel Ravennate: a Faenza La Baita e Ca’ Murani, a Milano Marittima Osteria Bartolini e nelle campagne ravennati La Cucoma a San Pancrazio e Trattoria Flora a Ragone. Nel forlivese segnalati ancora Il Rustichello di Meldola, la Campanara di Galeata e nel Cesenate Osteria Bartolini a Cesenatico e Ristorante dei Cantoni a Longiano.

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