Michele Minisci ricorda Vittorio Di Gianni, il crooner romagnolo

CASTROCARO. È scomparso alla fine del 2020 all’età di 84 anni Vittorio Di Gianni, cantante forlivese e poi manager e produttore discografico negli anni Sessanta e Settanta. Michele Minisci, già fondatore e patron del Naima e autore di un libro sul Festival delle voci nuove – intitolato “Castrocaro-Sanremo. Solo andata” – lo aveva intervistato quando era già ammalato, proprio in vista della pubblicazione del libro. Di Gianni aveva partecipato al festival nella sua prima edizione, del 1957, e si era fatto onore arrivando al terzo posto. Cantava canzoni di musica leggera ma la sua passione era il jazz; in effetti aveva una voce da vero crooner. «Era un ambiente molto familiare in quei primi anni – raccontò Di Gianni a Minisci – e il maestro selezionatore, mi sembra che si chiamasse Tesei, era molto tollerante con noi e con l’orchestra faentina Bentini & Monti che già conoscevamo, con cui facevamo le prove nelle varie selezioni. Mi sembrava di essere a una festa tra amici». E aggiungeva ancora il cantante: «Allora non c’era ancora l’abbinamento col Festival di Sanremo però i primi due classificati venivano chiamati da Radio Rai per vedere se c’erano le capacità per proseguire la professione di cantante. Ma io sono scappato da Roma, il giorno stesso in cui ero arrivato per una singolare e imbarazzante situazione. Appena raggiunti gli studi della Rai, in via Asiago, per le prove di eventuali trasmissioni radiofoniche, mi dicono che mi devo presentare a casa di un importante direttore generale selezionatore della Radio, in quanto non era potuto venire negli studi perché indisposto. Arrivato a casa sua ho capito subito dai suoi atteggiamenti che mi stava facendo delle avances imbarazzanti…». Il #metoo non è storia nuova quindi. Poi, tornando alla musica: «A quei tempi andavano i “melodici” e noi, che ci consideravamo “moderni”, facevamo un po’ di fatica. Poi piano piano mi sono inserito in una orchestrina di Cesena, quindi ho formato una mia orchestra che ho chiamato Gli Astri, e mi sono messo a girare il mondo, ma ho suonato anche nei più prestigiosi locali italiani come la Bussola di Viareggio. Quindi ho fondato un’agenzia teatrale e mi sono messo a promuovere orchestre in tutti i locali del centro nord».
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