“Mi chiamavano Tatanka” e l’omaggio di Dario Hubner al giornalista cesenate Vittorio Savoia

L’attaccante simbolo del calcio di provincia degli anni 90, un idolo assoluto a Cesena che poi ha saputo farsi apprezzare ad altissimi livelli in serie A con le maglie di Brescia e Piacenza. “Mi chiamavano Tatanka”, l’autobiografia di Dario Hubner scritta insieme a Tiziano Marino, ha un’ampia parte dedicata alla parentesi in Romagna, con un delicato ricordo di Hubner verso uno storico cronista come Vittorio Savoia, corrispondente di Corriere dello Sport-Stadio e Tuttosport, descritto come il giornalista che Hubner ricorda con più affetto (“Savoia girava sempre e solo in biciclietta, era un vero innamorato del Cesena, legatissimo a questa squadra e a questi colori”).

A quasi dieci anni dalla sua ultima partita ufficiale in un polveroso campo della provincia lombarda, Dario Hubner si racconta nella sua autobiografia. Cresciuto a Muggia, nel triestino, al confine con l’allora Jugoslavia, fino a 20 anni montava infissi e finestre giocando in Prima Categoria nella squadra del suo paese. Il passaggio al professionismo, gli anni di C, la Cadetteria e l’esordio in Serie A con la maglia del Brescia. Un fuoriclasse che non ha mai rinunciato ai piccoli piaceri della vita. Un personaggio romantico e nostalgico, che ha sempre messo gli affetti davanti a tutto e tutti, pur in un mondo avido e scintillante come quello del pallone. Il Re dei bomber di provincia, capocannoniere in Serie A, B e C1, che ha saputo conquistare il cuore di milioni di tifosi e che oggi racconta un calcio che non c’è più. Un simbolo per una generazione intera. Uno di noi, che ce l’ha fatta, tirando calci a un pallone ma soprattutto restando sempre fedele a se stesso. Prefazione di Operazione Nostalgia. Il lbro sta per compiere un anno, ma ha spopolato tra gli appassionati di calcio fino a Natale.

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