Lugo, metadone del Sert che uccise “Balla”: assolte amica, zia e medico

Tutte assolte perché “il fatto non sussiste”: la psichiatra del Sert che prescrisse il metadone, la zia della giovanissima paziente che per mesi ritirò le fialette per la nipote, e la ragazza stessa, che vantandosi di averne “in quantità industriale” e “senza ricetta” ne passò una al povero Matteo Ballardini provocandogli un’overdose letale. Si è chiuso così il processo parallelo alla vicenda giudiziaria legata alla tragica morte del 19enne trovato senza vita in auto a Lugo il 12 aprile 2017, abbandonato dagli amici con i quali aveva passato la serata. Un’inchiesta che era risalita all’origine del dramma, per capire come avesse fatto la 25enne Beatrice Marani a procurarsi dosi di metadone bypassando la filiera di controllo del servizio per le tossicodipendenze, unica fonte che per conto dello Stato può prescrivere e rilasciare la sostanza utilizzata per ridurre l’assuefazione da eroina. Per il sostituto procuratore Marilù Gattelli le indagini avevano fatto emergere gravi responsabilità da parte della dottoressa Monica Venturini, 65 anni, ma anche della zia della paziente, la 69enne Cosetta Marani, ex infermiera e a suo tempo presidente dell’ordine professionale, tanto da chiedere la condanna a 6 anni per tutte. Si dovranno ora attendere 90 giorni per il deposito delle motivazioni della sentenza, decisa dal collegio presieduto dal giudice Cecilia Calandra (a latere Antonella Guidomei e Andrea Chibelli).

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