FORLI’. È piena di gioia e di energia la voce di Massimo Mercelli, flautista di fama internazionale e direttore artistico di “Emilia Romagna Festival”: dopo mesi di silenzio dello spettacolo dal vivo, apre infatti il 26 luglio, a Forlì, la più grande manifestazione musicale “diffusa” della regione. Ci sono stati mesi di lavoro e di consultazioni con il ministero per le Attività culturali e con il Comitato tecnico-scientifico, per trovare luoghi e condizioni ottimali che permettessero di fare musica dal vivo, e allo stesso tempo garantissero ogni forma di sicurezza al pubblico.
«Ce l’abbiamo fatta – esulta quindi il maestro Mercelli – e alla grande! Abbiamo raccolto l’adesione entusiastica delle amministrazioni, una apertura che va a incrociarsi con la necessità di creare opportunità per chi lavora nello spettacolo, e, naturalmente, vogliamo capire reazioni e necessità del pubblico di tornale alla normalità dopo mesi di chiusura di cinema e teatri».
Indubbiamente è un segno di fiducia, e anche di coraggio, pensare a un cartellone di concerti, in un’Italia uscita solo da poche settimane dal “lockdown”.
«Noi operatori culturali ci sentiamo in dovere di dare un segno, di aprire prospettive che trasformino questa tragedia in un’opportunità. Il concerto inaugurale di Forlì, per esempio, inaugura una possibilità virtuosa che ha tutte le carte in regola per rimanere una risorsa anche in futuro: lo spazio del chiostro di San Domenico è bello, ben raggiungibile, con un’acustica naturale… e permette di osservare le regole sul distanziamento sociale anche per gli artisti sul palco».
Tanto entusiasmo: eppure questi mesi si sono portati via anche due grandi amici di “Erf” e suoi.
«Krzysztof Penderecki era una persona di famiglia: è il musicista con cui ho suonato di più in assoluto, con le 35 esecuzioni del “Concerto per flauto e orchestra d’archi”. Con Ezio Bosso ci conoscevamo da oltre trent’anni, da quando ancora era violoncellista… anzi nel luglio del 2000 nella Mainz Chambers Orchestra suonò insieme a me a San Mercuriale a Forlì un brano di Giovanni Sollima in prima mondiale. Aveva anche iniziato a scrivere per me un concerto per flauto, di cui purtroppo restano solo degli appunti… Ma li ricorderemo tutti e due, anzi per Bosso in particolare è successa una cosa magica: “Italia Festival” mi aveva incaricato di registrare un saluto per lui, e Michael Nyman, che era stato suo vicino di casa a Londra, ha deciso di dedicargli il “Concerto n. 2” che aveva scritto per me. Così lo eseguirò con I Solisti Veneti per l’inaugurazione del festival, a Forlì il 26 luglio, nel chiostro del San Domenico: un brano di un compositore che ricorda un altro compositore, con la generosità e il sentimento che sono tipici di Nyman… del resto, fu proprio lui a proporre con “Emilia Romagna Festival” un concerto di sostegno ai terremotati dell’Emilia nel luglio del 2012, alla Rocca di Imola».
“Erf” si è sempre distinta per gli ospiti internazionali.
«E ci riusciremo anche quest’anno, con tre artisti che sono presenze di eccellenza: una grande occasione per il pubblico, e una grandissima opportunità per gli studenti dell’Istituto musicale “Angelo Masini” di Forlì, che suoneranno insieme a loro».
Torniamo un attimo ai protocolli e alle distanze di sicurezza.
«Aspettiamo, come tutti, il 15 giugno, per capire l’andamento della curva dei contagi, ma tutto il lavoro preventivo e la formazione fatta ci fanno sperare in bene per il nostro lavoro. È stata notevole del resto la sinergia fra tutti gli attori per una programmazione estiva che contribuisca a riportarci a forme di vita “normale”: questa tragedia segnerà i prossimi anni, ma noi musicisti, personaggi anacronistici visto che suoniamo strumenti progettati in questo modo centinaia di anni fa, abbiamo bisogno dello spettacolo dal vivo. L’arte non si può trasmettere via internet perché di chi suona vuoi sentire il respiro, la fisicità della performance. Insomma per noi non c’è alternativa, e se questo significa convivere con il virus, anche per i due anni canonici per questo tipo di contagi, ebbene, lo faremo! Tutti però speriamo in una soluzione: la cultura e la musica del resto sono il paradigma della società, come ci mostra il bellissimo “Prova d’orchestra” di Fellini: e se cultura e musica soffrono, anche la società soffre… Ma noi lavoriamo, sperimentiamo e ci confrontiamo: perché l’edizione del ventennale di “Emilia Romagna Festival” sia una vera festa, un respiro di sollievo e di speranza per noi e per le comunità che ci ospitano!».

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