Mercato Saraceno, Chiara Caselli a Palazzo Dolcini

È lieta Chiara Caselli di tornare in Romagna, dopo i giorni all’ultimo Festival di Santarcangelo dove ha coordinato la giuria popolare. Bolognese, attrice e fotografa, vanta registi famosi nel cinema (Antonioni, Pupi Avati, Cavani, Dario Argento) e soddisfazioni a teatro. Stasera alle 21, a Palazzo Dolcini di Mercato, è protagonista del riuscito progetto teatrale “Lo schermo sul leggio” ideato da Ivano Marescotti, intreccio di narrazione, cinema, storia. L’attrice interpreta la lettura di La chiave di Sara; è una riduzione del romanzo omonimo del 2007 di Tatiana de Rosnay unito a sequenze dell’omonimo film (2010) di Gilles Paquet-Brenner, per una esperienza coinvolgente nei Giorni della memoria. Il romanzo, ambientato a Parigi durante l’occupazione nazista, racconta del rastrellamento di 13mila ebrei portati nel Vélodrome d’Hiver e poi deportati, episodio meno noto dello sterminio del popolo ebreo. Fra gli arrestati di quel 16 luglio 1942 c’era Sara Starzynski, bambina ebrea portata via con la sua famiglia. Prima dello strappo riuscì a rinchiudere il fratellino in un armadio. I genitori verranno uccisi ad Auschwitz, Sara riuscirà a salvarsi, tornerà nella casa parigina ma scoprirà che il fratello è morto.

Lei, Chiara, a chi dà voce?

«Interpreto Julia, la voce narrante, giornalista americana residente a Parigi che deve fare un’inchiesta sugli eventi del ’42 al Velodromo d’inverno; ciò in contemporanea al suo trasloco nella casa dove abitarono i nonni del marito francese. Scopre così che i nonni vi si trasferirono all’indomani dei rastrellamenti del ’42. Ricostruisce quel passato scoprendo che avevano occupato la casa della famiglia ebrea deportata. Quei terribili giorni vengono dunque riscritti, nel romanzo, attraverso gli occhi di un contemporaneo, e creano un legame viscerale con la vita privata di chi indaga su quanto accadde».

Aveva già collaborato con Ivano Marescotti?

«Sì, fu a uno dei miei primi lavori di cinema. Era il 2° episodio del film La domenica specialmente (1991), diretto da Marco Tullio Giordana. A un certo punto dovevo confessarmi e il prete era Marescotti. Mia “suocera” invece era interpretata da Maria Maddalena Fellini, sorella del grande regista. È una bella idea, la sua, fondere la letteratura con il cinema e con il teatro, l’una nell’altro».

Farà più teatro o cinema nel 2022?

«A febbraio dovrei terminare le riprese di un film di Fabrizio Ferraro, sorta di thriller distopico, distribuito nelle sale, cosa che fa un po’ tremare di questi tempi. A teatro invece ho desiderio di ritrovare la mia Molly Bloom (ultimo capitolo dell’Ulisse di Joyce). Avevo iniziato il viaggio con Molly nel 2011, continuando passo a passo: adattamento, poi lettura scenica, quindi uno spettacolo per il festival di Spoleto, fino a un corto vincitore del Nastro d’argento alla Mostra di Venezia nel 2016. Sono spinta da una vera gratitudine verso Gianni Celati e Piera Degli Esposti, a cui devo tanto, per me sono come il padre e la madre di questo lavoro».

Perché proprio loro?

«A Celati devo la traduzione del testo. Ricordo quando, disperata perché non sapevo come procedere, mi arrivò per posta una scatola rossa con dentro la bozza della sua traduzione. Piera invece fu l’attrice che vidi in Molly Bloom a 12 anni, alla mia prima volta a teatro accompagnata da mia madre. Quella sua interpretazione mi si piantò dentro».

Come fotografa invece qual è il prossimo passo?

«Vorrei riunire i miei lavori astratti incentrati sulla particolare luce delle Isole Eolie».

Info: 348 4021862. Euro 12-10

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