Mercandini porta Dante a San Marino e Moby Dick a San Mauro

Continua a girare per la Romagna Roberto Mercadini, autore, poeta, affabulatore, teatrante amato e organizzatore. Anche fuori le mura è sempre più richiesto; applaudita di recente a Milano la sua interpretazione di “Il rumore della necessità”, libro di Marco Campomaggi in cui l’autore racconta la passione e la storia che ha originato il noto marchio di pelletteria Campomaggi e Caterina Lucchi. Il protagonista di Sala di Cesenatico lunedì 27 dicembre alle 21, è ospite dell’Auditorium Little Tony di Serravalle, per il suo “Dante. Più nobile è il volgare” che lo ha accompagnato in questo anno dantesco (euro 12-10. Info: 349 3520327). Martedì 28 dicembre alle 21, nel teatro di Villa Torlonia a San Mauro Pascoli, presenta una “quasi” novità: è “Moby Dick”, dall’omonimo romanzo di Melville.
Roberto, perché considera “Moby Dick” una quasi novità?
«Perché, dopo aver portato in scena decine di monologhi in un tempo limitato, ho deciso di riprendere i miei spettacoli migliori, perfezionarli e presentarli a un livello superiore. Così ecco “Moby Dick”, che ripresento in una veste migliore rispetto a quella di oltre un decennio fa; il monologo mi fu commissionato dal Museo della Marineria di Cesenatico e dal direttore Davide Gnola con il quale collaboro da anni».
Cosa, del capolavoro ottocentesco di Melville, desidera mettere più in luce?
«Il fatto che in “Moby Dick” l’autore tenti di fare vedere tutto quello che si può fare col linguaggio. Solitamente noi abbiamo in mente l’avventura, cioè la storia, diffusa nell’immaginario anche dal film con Gregory Peck (“Moby Dick, la balena bianca” di John Houston, 1956), ma quella è solo l’esile ossatura di “Moby Dick”. In realtà, rispetto alla storia della caccia alla balena, il libro è pieno di impressioni, divagazioni, parentesi. Ed è qui che Melville scrive il meglio, perché è come se cambiasse stile a ogni capitolo».
Cosa la affascina di questo modo di scrivere?
«Il fatto che si trovano cose epiche, addirittura shakespeariane, altre comiche, filosofiche, tecniche, perfino di nonsense; è una girandola, un caleidoscopio di invenzioni che lascia stupefatti per la diversità e la ricchezza. Ed è proprio questo che sto cercando di fare nel rilanciare il mio “Moby Dick”: portare alla ribalta la diversità dei contenuti del libro che, un po’ come “Don Chisciotte”, incastona cose molto diverse. Ma anche il fatto che “Moby Dick” è essenzialmente un libro dal substrato comico».
Comico?
«Sì, a cominciare dal narratore Ismaele, personaggio goffo, ingenuo, è un libro anche divertente. L’impressione della comicità mi accompagna sin dalla prima lettura che non ho fatto da bambino, perché “Moby Dick” non è libro per bambini, ai quali si presenta semmai una riduzione. Fin dall’inizio fa sorridere con la vicenda di chi deve trovare un letto a New Bedford, città da cui partono le navi dei balenieri. Esilarante è il capitolo sulla lavorazione dello spermaceti, liquido oleoso che i capodogli hanno nel cranio, usato nella profumeria; un altro capitolo divertente è quello sulla posta che veniva inviata ai marinai con un metodo assurdo di scaricamento di sacchi di lettere, in attesa di incrociare un’altra nave dove qualcuno chiedesse: “Ehi, c’è posta per noi?”. Cito dunque molti brani comici, ora leggendoli, ora narrandoli».
Che dire della parte più epica?
«Il capitano Achab arriva dopo un centinaio di pagine e pronuncia anche cose di grande suggestione tragica. Come il monologo davanti alla testa tagliata di un capodoglio, appesa all’albero della nave; è un monologo strepitoso, degno di Shakespeare. Riporto anche i brani più potenti, suggestivi, commoventi. È veramente un libro strepitoso, è come se l’autore volesse farci vedere tutto quello che si può fare col linguaggio; credo sia l’opera che mi ha influenzato di più come persona che scrive in prosa».
Venendo al suo recente successo nel torneo letterario “Robinson” di Repubblica, dove i lettori hanno eletto il suo “Bomba atomica” libro del 2020, quali nuove opportunità le sembra si aprano?
«È ancora presto per saperlo; ho ricevuto tanti complimenti, mi hanno detto che il mio libro ha avuto un’accelerazione nelle vendite per cui è difficile trovarlo e questo è un cambio rispetto a prima. Immagino che alcuni mi conosceranno anche grazie a questo libro».
Come invece vede la sua prossima stagione?
«Continuerò con Dante e riprenderò e valorizzerò altri miei monologhi come quello su Shakespeare. Sono atteso a date molto belle, al Puccini di Firenze e allo storico club Hiroshima Mon Amour di Torino. Da uomo di teatro però mi sembra terrificante imporre il tampone prima degli spettacoli anche a chi si è vaccinato, avrebbe un esito drammatico per il teatro, poche persone sarebbero disposte a pagare, oltre al biglietto, anche il tampone».
Euro 15-12. Info: 370 3685093

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