Non è uno specchio qualunque. Analizza la postura, legge i movimenti del corpo, incrocia i dati biometrici raccolti da bilancia, smartwatch e misuratore di pressione, e poi - grazie a un sofisticato sistema di intelligenza artificiale - consiglia una dieta, prescrive esercizi fisici, gestisce lo stress. E se rileva qualcosa che non va, lancia un allarme e indirizza il paziente verso uno specialista.
Si chiama Maya - acronimo di Mirrors supporting healthier lives of adolescents and young adults after cancer - ed è il progetto europeo all’avanguardia che sarà testato all’Irst “Dino Amadori” di Meldola, in provincia di Forlì-Cesena. L’istituto romagnolo è l’unico centro clinico italiano tra i cinque selezionati a livello europeo per sviluppare questa sperimentazione, finanziata dal programma Horizon con quasi 6 milioni di euro e che coinvolge 16 enti di ricerca distribuiti in 10 Paesi. L’altra realtà italiana presente nel consorzio è il Cnr - Istituto di scienza e tecnologia dell’informazione “Alessandro Faedo”.
Sopravvissuti al cancro: quando la guarigione è solo l’inizio
Maya nasce per rispondere a una sfida che la medicina moderna ha in parte creato da sola. I progressi della ricerca oncologica stanno consentendo a una percentuale sempre maggiore di pazienti di superare la fase acuta della malattia: oltre l’85% a cinque anni, su quasi 1,3 milioni di donne e uomini colpiti ogni anno nel mondo nella fascia di età tra i 15 e i 39 anni, di cui 11mila in Italia. Ma superare il tumore non significa tornare alla vita di prima senza conseguenze. Le terapie oncologiche lasciano tracce, spesso silenziose, che si manifestano nel tempo: effetti tardivi, vulnerabilità cardiovascolare, rischi che è necessario monitorare e contrastare con continuità. È in questo “secondo tempo” che Maya entra in scena, proponendosi come uno strumento di prevenzione e promozione della salute per adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni usciti da una prima diagnosi di tumore.
Come funziona lo specchio della salute digitale
Quando il paziente si posiziona davanti alla piattaforma, Maya analizza posizione e movimenti del corpo e li combina con i parametri biometrici rilevati dai dispositivi collegati. Il risultato è una valutazione del benessere che l’intelligenza artificiale confronta in tempo reale con le linee guida cliniche e con casi analoghi del passato, individuando immediatamente le aree su cui intervenire. Lo specchio dialoga direttamente con il paziente: fornisce consigli alimentari, propone programmi di attività fisica, suggerisce tecniche per la gestione dello stress. E, in presenza di segnali di rischio, indirizza verso una valutazione specialistica.
L’obiettivo principale è ridurre la vulnerabilità cardiovascolare, una delle complicanze più frequenti nei lungo-sopravvissuti alle terapie oncologiche. Gli sviluppatori stimano che il sistema possa garantire, una volta a regime, tra il 30 e il 40% in meno di eventi cardiaci maggiori, oltre a una riduzione dei ricoveri e un miglioramento complessivo della qualità della vita. Il prototipo sarà ultimato e testato entro il 2028.
Le voci dall’Irst e dall’assessorato regionale
«I risultati che il Consorzio Maya potrà raggiungere, grazie alla sua natura multidisciplinare e alle competenze di ricerca di ciascun ente coinvolto, avranno un impatto estremamente significativo per i pazienti» ha commentato Pietro Cortesi, responsabile del Servizio di Cardioncologia dell’Irst. «La partecipazione a questa iniziativa consentirà, in prospettiva, di offrire ai pazienti oncologici l’accesso a soluzioni digitali innovative, pensate per supportare sia la prevenzione delle complicanze cardiache sia percorsi di riabilitazione personalizzati. Si tratta di elementi fondamentali per preservare una buona qualità della vita dopo i trattamenti oncologici. Inoltre, questa collaborazione contribuisce a rafforzare il ruolo di Irst nella ricerca clinica a livello europeo, valorizzando un ambito di crescente rilevanza per il nostro Istituto, quale quello della riabilitazione cardioncologica, oggi considerata un pilastro innovativo dell’assistenza al paziente oncologico».
Sulla stessa lunghezza d’onda Cristina Marchesi, direttrice generale dell’Irst: «Essere tra i promotori di questo progetto europeo testimonia ancora una volta come Irst sia davvero un luogo dove cura e ricerca dialogano. La presa in carico del paziente oncologico non si esaurisce nella fase acuta della malattia, ma si estende alla gestione delle complicanze a lungo termine. Un approccio che si avvale degli strumenti più innovativi disponibili e che trova nella trasversalità tra le nostre unità il vero motore: la capacità di far convergere competenze diverse per il bene del paziente è il punto di forza che distingue Irst e che rende possibili progetti di questa portata».
Soddisfazione anche dall’assessorato regionale alle Politiche per la Salute. «Siamo orgogliosi che l’Emilia-Romagna, tramite uno dei suoi centri più avanzati in campo oncologico, sia protagonista di una sperimentazione così importante» ha sottolineato l’assessore Massimo Fabi. «Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale non devono spaventarci, perché saranno preziosissimi alleati nella tutela della salute e della diffusione delle politiche di prevenzione per le nostre comunità. La scelta di Meldola è solo l’ultima conferma di come il nostro sistema regionale sia riconosciuto a livello internazionale come all’avanguardia, grazie soprattutto alla presenza di operatori e professionisti dall’elevatissima competenza. Perché senza la passione e la preparazione delle donne e degli uomini della nostra sanità pubblica, nessun software e nessuna apparecchiatura può funzionare. Dunque - conclude Fabi - continueremo a investire nelle nuove tecnologie come supporto fondamentale per una medicina sempre più a misura di paziente».