Meldini: «Rimini è molte culture, dal Tempio alla trasgressione»

«La multiculturalità è la concezione di cultura del futuro» e Rimini la interpreta in pieno, la città è il simbolo di «un’idea complessa di cultura». Parola di Piero Meldini, scrittore e saggista, storico direttore della Biblioteca Civica Gambalunga, insignito del “Sigismondo d’oro” nel 2005.

Meldini, cosa pensa della proposta di candidare Rimini a “Capitale italiana della cultura” nel 2024? L’idea è stata lanciata qualche giorno fa sulle pagine del “Corriere Romagna” dal giornalista Rai Giorgio Tonelli. Secondo lei, Rimini ha le caratteristiche giuste per questa competizione?

«Ovviamente sono favorevole, credo che tutta la città lo sia. Non so su cosa si basino i criteri per assegnare questo titolo, ma credo sia una richiesta giusta. Rimini può mettere insieme tutta una serie di culture. Noi forse abbiamo un’idea di questa città che è un po’ superata, ma negli ultimi anni grazie soprattutto al sindaco Gnassi c’è stata una ripresa molto forte come valorizzazione dei monumenti, ricostruzione del teatro, e altro. Prima Rimini era “monoculturale”, solo balneazione, spiagge, vacanza. Adesso si sommano molte culture, quella tradizionale e, ad esempio, la cultura dell’accoglienza, che è importantissima, la cultura del buon vivere».

Cosa intende per cultura tradizionale?

«Nelle polemiche degli anni Sessanta e Settanta si parlava di cultura “colta”, intendendo quella storica, artistica, letteraria. Su questo tipo di cultura, forse Rimini non c’entra molto rispetto ad altre città. Ma non dobbiamo dimenticare che anche a Rimini il versante della cultura colta non è trascurabile, basti pensare al Tempio Malatestiano, uno dei più importanti monumenti del Rinascimento italiano».

Lei parlava di multiculturalità. Oltre alla cultura dell’accoglienza, a quali altre culture si riferisce?

«Penso anche al mondo della notte e della trasgressione che per tanti anni ha identificato Rimini. Il cinquantenne in discoteca forse è un’immagine un po’ squallida, ma se pensiamo ai giovani, il ballo e la musica sono un’esperienza. Nella vita c’è tutto, anche la trasgressione. C’è poi l’immaginario, Rimini ha dato i natali a Federico Fellini. In realtà non è importante che sia nato qui, ma è importante che Rimini sia uno dei punti di fermento del suo immaginario, del suo spirito, nei suoi film ci sono continue citazioni della città. Fellini ha mantenuto negli anni un rapporto di odio-amore con Rimini, anche farsi i dispetti era il sintomo di un rapporto vivo con la città».

In attesa del 2024, anno per cui Rimini potrebbe presentare la sua candidatura, cosa dovrebbero fare i cittadini?

«Essere solidali, una volta tanto, esprimere un po’ di orgoglio cittadino, evitare le polemiche e i protagonismi, mettere in campo quello che abbiamo senza sovrapporsi ai terreni altrui. Il titolo di Capitale della cultura non è importante perché ci danno un milione di euro, ma perché è motivo di orgoglio, perché è un’ottica diversa con cui presentare la città. Quello che vorrei è che, da fuori Rimini, vedessero la complessità di questa città che non è, come Mantova, una città della cultura colta, ma neanche un luogo di puro divertimento come Ibiza o altre spiagge spagnole. Rimini ha una storia millenaria, tanti monumenti importanti, quando era possibile aveva una vita culturale vivace, ha dato i natali a Fellini. Rimini rappresenta un’idea complessa di cultura e del concetto futuro di cultura».

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