Meldini: Paolo Fabbri, un’intelligenza scintillante

Paolo aveva un’intelligenza scintillante, una cultura vastissima che non faceva pesare e un modo di parlare, in pubblico e in privato, che affascinava. Ecco perché ogni sua conferenza diventava di per sé, e senza alcuna prosopopea, una lectio magistralis. Non c’era argomento su cui Paolo non avesse da dire qualcosa di originale e, spesso, di sorprendente. Le sue affermazioni potevano a volte sembrare azzardate, ma mai fragili e scontate, perché c’era dietro un metodo solido; c’erano strumenti – quelli della semiologia, ma non solo – che gli consentivano di decifrare la realtà e cogliere i grandi e piccoli segni dei tempi. Il suo sguardo laico, inoltre, lo rendeva diffidente verso le utopie e le bandiere, ma senza spegnere il suo interesse per la politica.

Come tutte le persone davvero intelligenti, Paolo aveva il senso dell’umorismo. Era brillante, ironico e possedeva ancora quella civiltà del conversare che la volgarità dei cosiddetti “social” sta spazzando via. Conserverò delle nostre chiacchierate sui più vari argomenti un ricordo piacevole e indelebile. Rimini perde un intellettuale noto e prestigioso; e perde anche un osservatore della realtà cittadina attento e acuto, ma tutto sommato indulgente, perché Paolo era molto legato a questa città che – come amava dire lui – non possiede radici, ma àncore, e cioè un legame col suo passato che evolve e si rinnova nel tempo.

*Scrittore, studioso, intellettuale riminese

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