La vecchia sede dell'Ac Cesena

CESENA. Una cifra che oscilla tra un minimo di 67 e un massimo di 88 milioni di euro. È questo il danno patrimoniale che il curatore fallimentare chiede al giudice e a coloro che hanno contribuito (secondo l’atto di citazione in consegna in questi giorni a 24 tra persone fisiche e società) a mandare in fallimento l’Ac Cesena.
In prima linea ci sono i presidenti di allora dell’Ac Cesena (Giorgio Lugaresi) e del Chievo Verona (Luca Campedelli). Ma con loro ci sono i rispettivi uomini di fiducia, che per Cesena sono nomi noti sia della ex compagine societaria che della schiera dei tifosi più fidelizzati ed entrati a far parte del “circuito economico”, mentre per Verona significa una fetta consistente dell’azienda dolciaria Paluani, di fatto la “controllante” del Chievo in quanto anche quella di proprietà della famiglia Campedelli.
I debiti calcolati
Le richieste risarcitorie del curatore Mauro Morelli presentate tramite l’avvocato bolognese Luigi Balestra al giudice Barbara Vacca, provengono da una dettagliata ricostruzione dei “danni arrecati ad Ac Cesena e al suo patrimonio, anche in pregiudizio dei creditori sociali.
Viene intanto computato un danno per lo svincolo dei calciatori, sia della prima squadra che del settore giovanile, determinato dalla tardiva emersione del dissesto con conseguente totale depauperamento del patrimonio del club, rappresentato, in ragione della natura della attività sociale svolta, dal valore degli atleti sotto contratto. Contando i diritti pluriennali dei calciatori, la stima è di circa 11.902.305,60 euro per i calciatori professionisti e di 28.681.011,84 euro per i calciatori del settore giovanile.
Con il fisco
Poi c’è il danno derivante dall’accumulo del debito tributario e previdenziale a partire dall’anno 2013, al quale deve farsi risalire per il curatore fallimentare l’insolvenza della società, per un importo che ammonta a euro 25.166.011, comprensivo dell’ammontare delle imposte, nonché delle relative sanzioni e interessi.
“Partecipazioni” e consulenze
Proseguendo, ecco il danno causato dall’acquisto, avvenuto il 16 giugno 2014, della maggioranza della società immobiliare Eurocostruzioni 2001. Danno che deve quantificarsi in una somma corrispondente all’ammontare del credito dei soci di Eurocostruzioni inappropriatamente confluito in un aumento di capitale di Ac Cesena, vale a dire euro 1.706.896. Quindi l’attore calcola anche il danno derivante dagli indebiti rimborsi di finanziamenti effettuati dalla società fra l’anno 2013 e l’anno 2017 per una somma totale di euro 4.470.695. Come riportato sull’edizione di ieri del Corriere Romagna, nei conti è finito anche il danno derivante dai pagamenti (nei sei mesi antecedenti al fallimento) di fatture emesse da Cai Logistica, in virtù del contratto del 2 gennaio 2018: il totale del denaro uscito dalle casse dell’Ac Cesena ammonta ad euro 119.680.
Iva e mancati incassi
A queste voci viene sommato il danno derivante dalla conclusione del contratto cosiddetto di “Iva di Gruppo” del 24 luglio 2015, che si individua nella sommatoria di euro 700.000 (due annualità del corrispettivo da contratto) ed euro 1.040.251 (cioè la somma trasferita da Ac Cesena alla società controllante quale provvista ai fini del versamento dell’Iva di Gruppo, versamento che, invece, non è, stato effettuato). Infine il c‘è il mancato incasso e, comunque, la mancata svalutazione in bilancio, del credito di euro 1.894.183 nei confronti della Società Gmg srl (società partecipata da Cesena & Co. Coop), successivamente assunto da Cesena & Co: «Non risulta, infatti, che siano mai state assunte iniziative volte al recupero di questa somma; né invero che gli amministratori di Ac Cesena abbiano proceduto alla sua svalutazione in bilancio, come invece avrebbero dovuto nell’ipotesi in cui il credito non potesse essere incassato».
Quindi da calcolare c’è anche il danno da perdita dell’avviamento e lesione dell’immagine di Ac Cesena, data anche la significativa eco mediatica che ha avuto la vicenda. Tali pregiudizi si stimano in una somma pari quantomeno alla perdita di valore del marchio della società, che nel 2014 era stato quantificato in una somma pari ad e 13.600.000 e che oggi viene periziata in 770.000 euro. La differenza, pari a euro 12.830.000, rappresenterà quantomeno una parte del danno subito dalla società.
Un minimo e un massimo
Il pregiudizio effettivo che emerge dalle voci elencate ammonta a 88.311.033,44 euro. «Quello appena indicato – spiega il curatore nell’atto di citazione – è il danno effettivo (minimo) arrecato ad Ac Cesena ed al suo patrimonio, frutto di rigoroso accertamento degli effetti dannosi concretamente riconducibili alla condotta dei convenuti».
La Curatela attrice ha poi (in subordine, là dove il giudice ritenga impossibile o non congrua una ricostruzione analitica del pregiudizio) chiesto l’eventuale applicazione ai fini della quantificazione del pregiudizio il criterio equitativo della «differenza dei netti patrimoniali». È la differenza fra il patrimonio netto esistente al momento in cui il dissesto della società avrebbe dovuto essere rilevato e quello esistente al momento della dichiarazione di fallimento della stessa. Visto che il dissesto deve farsi risalire quantomeno all’esercizio 2013-2014 la differenza fra i “netti patrimoniali” è stata calcolata in una cifra comunque mostruosa di risarcimento: pari a 67.252.150,32 euro.

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