Medico morto a Ravenna, gli avvocati del figlio: “Era lucido”

Rimangono fermi sulle posizioni che erano state già espresse in precedenza Stefano Molducci e Elena Vasi Susma, il figlio e la badante del medico 67enne di Campiano, Danilo Molducci, morto il 28 maggio dell’anno scorso: ai due, rispettivamente 40 e 52 anni, è stato notificato nei giorni scorsi l’avviso di conclusione delle indagini preliminari e l’accusa formulata nei loro confronti dalla Procura (titolare del fascicolo è il sostituto procuratore Angela Scorza) è di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai motivi abietti. Ma la versione ribadita ieri da chi tutela legalmente figlio e assistente – gli avvocati Claudia Battaglia e Antonio Giacomini, concordi nella linea adottata –, è nettamente diversa e coincide con quanto dichiarato dai loro assistiti quando erano stati sentiti nel corso delle indagini preliminari: «Il dottor Molducci era sicuramente un medico stimato e competente – riferiscono i difensori – e per quello che possiamo sapere è sempre rimasto perfettamente lucido e con la capacità di intendere e di volere. Appare difficile pensare che potesse assumere medicinali che non voleva prendere e per di più in quantità diverse». Insomma, ci sarebbe stato di che stupirsi se una persona nel pieno delle proprie facoltà e di comprovata esperienza in ambito medico, sostengono le difese, non si fosse resa conto dei farmaci che stava assumendo. «Ora – proseguono i legali – ci riserviamo di studiare gli atti del fascicolo e se si andrà a processo i nostri assistiti rappresenteranno davanti ai giudici ciò che hanno già dichiarato, e cioè che il dottore era consapevole di assumere quelle medicine in quella quantità». Le consulenze mediche disposte dal sostituto procuratore Angela Scorza descriverebbero però un quadro di pesante sovradosaggio dei farmaci assunti dal 67enne, la cui salute era già stata compromessa una decina di anni prima della morte da un incidente: concentrazione di Diazepam tre volte superiore al limite, addirittura sette volte quella di Nordiazepam, mentre i medicinali per l’ipertensione sarebbero stati il quadruplo di quanto previsto dalla terapia. 
Le altre cifre di questa vicenda sono quelle legate ai soldi, elemento in cui la Procura ha ravvisato i «motivi abietti» che avrebbero spinto a compiere il delitto Stefano Molducci, ex segretario del Pd di Castrocaro, e Elena Vasi Susma. A occuparsi del patrimonio milionario del medico era proprio il figlio e da tale gestione sarebbero scaturiti dissapori e tensioni, in ragione dei quali il dottor Molducci aveva dato mandato a un detective privato di investigare su presunti ammanchi nelle sue finanze, voragini nei risparmi per un valore che ammonterebbe a 1,8 milioni di euro. Sotto la lente della Finanza erano finiti anche i prelievi bancomat effettuati a partire dal giorno della morte del medico: per quattro o cinque mesi sarebbero state ritirate banconote, a colpi di quasi mille euro alla volta, fino ad arrivare a un totale di 450mila euro.

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