Medicina cinese, i rimedi: la farmacologia giunta fino a noi

«Più che di fitoterapia, per quanto riguarda la medicina cinese, si deve parlare di farmacologia, in quanto nella tradizione di questa antica scuola si prendono in considerazione non solo le erbe, ma anche sostanze animali e minerali, per curare e prevenire varie malattie». Un esperto di medicina cinese è il dottor Angelo Matteucci, Direttore sanitario della Fondazione Flaminia agopuntura di Ravenna: «Quella della farmacologia cinese è una tradizione antica, i cui primi testi risalgono addirittura al III secolo a.C. In alcune tombe dell’epoca vennero ritrovati dei rotoli con 280 prescrizioni erboristiche per 50 malattie differenti».

La farmacologia sfrutta gli stessi principi della dietetica cinese: «Nel VII a.C. Sun Simiao, un famoso medico cinese, disse che con le erbe si cura, ma è con l’alimentazione che si guarisce. Esiste, infatti, un fortissimo legame tra i rimedi e l’alimentazione. Ogni erba, ogni sostanza animale o minerale ha una propria natura e un proprio sapore, esattamente come i cibi».

Ciò che viene ingerito, sia come alimento che come rimedio naturale, si rifà al ciclo delle stagioni, ognuna di esse legata a uno specifico sapore e a un determinato organo: «Il salato è il sapore dell’inverno che richiama il rene; l’acido quello della primavera, ed è associato al fegato; l’amaro si accosta all’estate e al cuore; il piccante all’autunno e ai polmoni e infine il dolce, che richiama la milza e la quinta stagione, quella di passaggio da una stagione all’altra. I farmaci, a seconda del loro sapore, interagiscono con i differenti organi del corpo e hanno il compito di armonizzare le funzioni che svolgono all’interno dell’organismo».

In Cina si utilizzano ancora gli stessi criteri: «Nelle scuole di specializzazione di medicina cinese si prende come riferimento lo Shang Han Lun, un testo del 200 d.C. che riporta 314 ricette tuttora fondamentali per trattare molte malattie».

Le patologie si distinguono in esterne ed interne: «Per malattie esterne si intendono tutte quelle condizioni che sono dovute a eccesso di vento, calore, secchezza, umidità e freddo. Situazioni che riguardano la pelle e i tessuti, e con le quali si interviene mediante massaggi e agopuntura. Rientrano in questa categoria il raffreddore, la faringite e persino il Covid».

Pur se scaturite da cause esterne, le malattie possono trasformarsi in malattie interne: «Se non vengono curate tempestivamente, possono raggiungere gli organi interni e le viscere e possono diventare croniche. Procedono quindi dall’esterno verso l’interno, ma esistono anche patologie che nascono direttamente dall’interno, come l’herpes Zoster (fuoco di Sant’Antonio), per esempio, che è una malattia da calore e da umidità e che, secondo la tradizione cinese, si cura mediante medicine che agiscono proprio sull’eccesso di temperatura e di umido».

In Occidente si utilizzano solo alcune sostanze fitoterapiche: «Noi non utilizziamo, come si fa in Cina, il veleno dello scorpione o la pelle di una specifica specie di cicala per incentivare l’allattamento, oppure il calcolo del bue per sfiammare la colecisti. In Occidente utilizziamo soprattutto le erbe, spesso come coadiuvanti della nostra medicina tradizionale. I due paradigmi, infatti, non si escludono, anzi si integrano perfettamente in molte situazioni».

Dal ginsengall’efredina,le piante più note

Le piante vengono generalmente trattate, spesso essiccate, qualche volta abbrustolite. Tra le più conosciute c’è l’Efredina che è un broncodilatatore; l’Astragalo Membranaceus che è un ottimo tonico, dalle forti proprietà adattogene. Aumenta l’energia e aumenta le difese anticorpali. Poi c’è l’Angelica Sinensis, che è in grado di tonificare il sangue, particolarmente adatto per il genere femminile; l’Arnica e la Salvia Miltiorrhiza sono in grado, invece, di mobilizzare il sangue e di farlo circolare meglio. Forse, tra i rimedi più conosciuti, c’è il Ginseng, un tonico molto potente, particolarmente adatto per gli uomini.

La ricerca farmacologica in Occidente è focalizzata a trovare i principi attivi tipici di ogni erba, mentre in Cina li utilizzano tutti contemporaneamente, anche unendoli, come accade nei decotti.

C’è poi una visione differente della malattia, che non si focalizza su un singolo organo, ma prende in considerazione l’individuo nella sua interezza, andando a indagare anche aspetti più profondi. Ci si concentra sul disordine energetico e si cerca di stimolare le capacità di autoguarigione mediante la farmacologia, la dietetica, l’agopuntura e il massaggio.

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