selective focus photo of desk globe

Si scrive con un certo imbarazzo del Covid-19. Già questa asettica espressione metà nome metà numero, lascia vagamente disorientati. In secondo luogo, è difficile fornirne una sintesi generalizzante: evento, fenomeno, catastrofe.. Nessuna di queste espressioni sembra riprodurre fedelmente quello che stiamo vivendo. Ancora è il linguaggio apparentemente neutrale della medicina a venirci in soccorso: ‘pandemia’ rende l’idea.

Passiamo però agli effetti pratici di questa situazione. Il più evidente è che non possiamo muoverci. Siamo (giustamente) costretti a stare a casa. Nessun viaggio: sia esso passeggiata sulla Palata o volo intercontinentale. In queste settimane tuttavia sta accadendo un fenomeno abbastanza originale nelle anguste mura domestiche. L’innesco è spesso costituito da quello straordinario attivatore di nostalgia che è Facebook. E se mia figlia che ha quattro anni rimpiange i tempi del Nido, figurarsi chi è da un pezzo negli ‘anta’ (mi si perdoni il riferimento personale). Dunque, succede che risentiamo i vecchi amici. Le persone con cui abbiamo vissuto gli anni che più ci hanno formato. Gli anni di Siddartha e i Doors, per intenderci, ma anche anni più lontani. E allora meccanismi neuronali polverosi si reilluminano a sentire toni di voce allo stesso tempo famigliari e assopite. Si rivangano imprese vissute assieme, si citano personaggi del quartiere in qualche modo leggendari, si confessano piccoli segreti amorosi ora innocui, un tempo devastanti. Si riassaporano sensazioni che pensavamo perdute e che ci fanno capire, o credere, che siamo ancora noi, che il nostro vero ‘io’ è quello del tempo perduto e che incidentalmente alcune deviazioni della vita ci hanno temporaneamente condotto fuori strada. E queste considerazioni forse neppure vengono formulate consapevolmente, galleggiano nel nostro preconscio durante lo spazio di una telefonata. Che poi con l’aptico gesto di conclusione della conversazione, il touch sullo smartphone, dopo pochi piacevoli e velocissimi secondi di smarrimento rientriamo nella nostra età adulta, responsabile e, come appunto diceva Edoardo Bennato quando eravamo piccoli, ‘benpensante’. È dolcissimo viaggiare indietro nel tempo, puoi andare lontanissimo e nessuno ti chiede di pagare il biglietto.

*docente di Sociologia – Università di Bologna

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