E’ uscito da poche settimane il Rapporto sulle Povertà 2020, redatto dalla Caritas di Rimini. Non si tratta di un freddo pezzo di letteratura grigia (così vengono anche chiamati i report). Dietro le percentuali e le cifre ci sono persone, vite e, spesso, sofferenza. Il documento illustra gli interventi e i servizi che la Caritas ha offerto da gennaio a agosto 2020.
A seguito del lockdown le richieste di aiuto sono aumentate esponenzialmente. Un dato interessante (e agghiacciante) è il seguente: “La maggior parte delle persone incontrate, si erano rivolte alla Caritas in passato, per questo li abbiamo definiti “ritorni”.

Tra questi, facendo uno studio approfondito, abbiamo riscontrato che ben il 20% non tornava alla Caritas da più di 5 anni, questo vuol dire che era riuscito a superare le proprie difficoltà ma, a causa di questa pandemia, che ha interrotto moltissimi processi economici, si è ritrovato nuovamente in una situazione di bisogno”. Inoltre, prosegue il Rapporto “Se si considerano le persone “nuove” (3 su 10), cioè quelle che mai, prima del 2020, si erano rivolte alla Caritas, si riscontra un aumento di uomini, un aumento di giovani tra i 25-34 anni e una presenza maggiore di 45-54enni”. Un altro dato importante è l’aumento degli italiani. Gli italiani, in teoria, dovrebbero essere meno vulnerabili perché dotati di maggiori reti di protezione degli stranieri, soprattutto degli stranieri immigrati da poco. Ma a rendere esplicito il nesso Covid/povertà è stata una domanda specifica fatta su un campione di ben 277 persone assistite: il 56% di questi ha dichiarato che il motivo per cui sono arrivati alla Caritas era legato alla pandemia (soprattutto per lavori perduti).
Dunque, il Rapporto certifica i drammatici effetti che il Covid ha sull’intera struttura sociale e in particolare sulle fasce più fragili. Su questa considerazione, a costo di apparire pedanti, appare opportuno menzionare il concetto di ‘sindemia’. Si tratta di un concetto proposto dal Direttore de The Lancet, Richard Horton, a suo tempo teorizzato da alcuni antropologi della salute.
Con sindemia si intende l’incontro di due condizioni patologiche che si esaltano a vicenda con esiti nefasti. Tuttavia, non si tratta di co-morbidità: la novità del concetto riposa sull’importanza data alle condizioni sociali che causano una delle due patologie, anzi addirittura si può considerare la sindemia come l’incontro di una patologia con condizioni sociali difficili o con fattori di rischio legati alle condizioni sociali.
Le persone in difficoltà spesso sono afflitte anche da malattie polmonari (fumano di più dei benestanti) e obesità (perché sono costrette a mangiare cibo-spazzatura) o sono comunque indebolite da anni di privazioni. Inoltre, le persone fragili hanno spesso difficoltà a evitare contatti sociali rischiosi. Tutti questi fattori sin-agiscono (agiscono insieme) e rendono le infezioni più probabili e i loro esiti più letali. Dunque, oltre a vaccinare le persone al Covid-19 dovremmo vaccinare le società alla povertà e all’ingiustizia sociale.

*Professore di Sociologia della salute – Università di Bologna

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