Matteo Gentili, lo scrittore “salvato” da Rimini

Insegnante di Lettere a Rimini, autore e appassionato di lingue, Matteo Gentili (classe 1993) è giunto al suo secondo lavoro editoriale. Dopo “La dieta delle prime volte. Storia di una rinascita”, racconto autobiografico in cui lo scrittore marchigiano racconta il percorso che l’ha portato a perdere oltre 50 chili e ritrovare sé stesso, Gentili è uscito con Oltre la vergogna, romanzo incentrato su una travagliata storia d’amore.

Gentili, come è nata la passione per la scrittura?

«Ho iniziato a scrivere in prima media, quando mi sono ritrovato ad avere a che fare con il bullismo: erano gli inizi del Duemila, se ne cominciava a parlare ma, soprattutto in provincia, era visto ancora come un fenomeno distante. All’epoca non ne ho parlato con nessuno perché – essendo il più grasso, il più balbuziente e quindi il più debole – ero convinto di essere giustamente deriso perché “diverso”. Nelle mie poesie esternavo il senso di impotenza, parlavo del mio dolore, ma anche del sogno di trovare qualcuno che mi avrebbe salvato. Alla fine, ho smesso di scrivere, per ricominciare molti anni più tardi, con il mio libro d’esordio».

Quale è stata l’esegesi del suo primo libro, in cui racconta il suo cambiamento fisico e interiore?

«Ho deciso di scrivere perché quello che mi stava accadendo aveva, ai miei occhi, dell’incredibile: vedevo il mio corpo cambiare e perdere chili di grasso, di paure e di insicurezze. Io – fino ad allora così fallimentare nel rapporto con me stesso – stavo trovando forza e coraggio. Ho cominciato a scrivere per me stesso, per capire quello che mi stava succedendo, per raccontarmi la quotidiana vittoria sul “Matteo grasso”, che a lungo mi aveva costretto a essere altro rispetto a quanto sognassi. Ho continuato a farlo per gli altri, per testimoniare che possiamo raccogliere i cocci della nostra esistenza e ricominciare».

Iris, Tessa, “La Stronza” e altri ancora: nel suo primo libro sono tanti i personaggi che le hanno permesso di proseguire nel suo percorso di rinascita. A quale è più legato?

«Racconto un susseguirsi di incontri, a partire da quello con la parte più tenera di me stesso, derisa in una sala d’attesa da un’anonima signora, “La Stronza”, indispettita dal mio aspetto. L’incontro che più mi ha segnato è stato però quello con Rimini, che mi ha salvato una mattina del 2018 quando, su una spiaggia deserta e battuta dalla pioggia, mi sono chiesto quanto valesse per me vivere. Stavo per farla finita e Rimini mi ha fatto incontrare Iris, amica scomparsa in un incidente. Lei, che la vita l’aveva persa troppo presto, ha parlato un’ultima volta al mio cuore. E tutto è cominciato».

In “Oltre la vergogna” narra la storia di Attilio e Romano, che dopo anni si ritrovano e decidono di vivere nuovamente la loro passione. È il racconto di un “viaggio”, in cui centrale è il coraggio di andare oltre le maschere, alla ricerca del proprio io. Come è nato questo libro e cosa lo lega al precedente?

«Attilio è il mio alter ego e racconta un incontro che mi ha portato ad affrontare una parte di me, fino ad allora nascosta. Un giorno, infatti, ho conosciuto un ragazzo del quale mi sono innamorato e, per la prima volta, non ho avuto paura. C’è voluto molto coraggio per lasciare andare la vergogna, ma soprattutto per concedermi di amare chi voglio, partendo dall’amare me stesso, rispettandomi così come sono. Se non ci fosse stata la dieta, non ci sarebbe stato questo incontro e magari sarei ancora il ragazzo di 130 chili, destinato, a suo dire, a una vita senza amore, perché l’amore che sogna è, ai suoi occhi, vergognoso. A quel Matteo e a tanti altri che si sentono come lui, posso dire che nessuno è sbagliato, come non lo è nessun amore».

Quale è il legame tra il suo lavoro di insegnante e quello di narratore?

«A scuola non parlo mai dei miei romanzi, ma il mio essere docente e il mio essere scrittore sono legati dalla verità: quando parlo in classe, lo faccio con il cuore in mano e sincera è la voce dei miei personaggi. Non parlo se non di quello che sento di conoscere, non dico se non quello in cui credo e mi impegno affinché i miei alunni e le mie alunne capiscano che in ognuno c’è quel coraggio che ho trovato anche io. Spiego che, se vogliono essere felici, devono essere sé stessi, anche andando controcorrente. Combatto così lo stereotipo e gli adolescenti lo comprendono, molto meglio di certi adulti».

Progetti per il futuro?

«Sto lavorando alla stesura del prossimo romanzo, diverso dai precedenti, che porrà in dialogo un dolore antico con una consapevolezza nuova, una faccia bambina e l’altra adulta di una stessa medaglia».

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