Matteo Cavezzali presenta “A morte il tiranno”

Matteo Cavezzali (classe ’83), già autore di numerosi successi letterari, ideatore e direttore artistico del festival letterario ScrittuRa, torna con un nuovo lavoro capace di farsi notare.

A morte il tiranno (HarperCollins) è infatti il titolo dell’ultimo libro dello scrittore ravennate ed è un testo che – attraverso un avvincente excursus storico – sceglie di raccontare l’ardire di uomini e donne che, nel corso dei secoli, scelsero di opporsi a dittature e tiranni con azioni coraggiose volte a ribellarsi a un potere che ritenevano ingiusto e prevaricante nei confronti dei liberi cittadini. Cavezzali presenterà il suo libro oggi alle 20.30 all’ex granaio di Fusignano e il 10 dicembre alle 21 teatro comunale di Gambettola con Miro Gori. Dai congiurati contro Cesare a Violet Gibson che tentò di uccidere Mussolini, da Georg Elser che attentò alla vita di Hitler a Guy Fawkes che ispirò la celebre maschera di “V per Vendetta”, dai rivoluzionari francesi a Gavrilo Princip le cui azioni portarono allo scoppio del primo conflitto mondiale, dal romagnolo Felice Orsini, che tirò una bomba contro Napoleone III e fu incarcerato nella fortezza di San Leo a Luigi Lucheni, responsabile della morte dell’imperatrice Sissi, il saggio di Cavezzali si muove su un doppio binario di analisi: da un lato il racconto, curatissimo, delle gesta e del contesto storico che caratterizzò alcuni fra i più importanti tirannicidi (riusciti o no) della storia, dall’altro la riflessione sulla necessità di ribellarsi all’oppressione.

Cavezzali, da dove è nata l’idea per il suo ultimo libro?

«I ribelli mi hanno sempre affascinato, ho da sempre una passione per le loro storie, spesso strane e avventurose. In particolare, le persone che tentano di uccidere i re o i dittatori nascondono spesso vicende incredibili. Negli anni ne ho raccolte tante e sette anni fa è nato lo spettacolo Viva la muerte, poi un podcast, A morte il tiranno, il cui successo mi ha fatto pensare a un libro che raccogliesse queste vicende. Ci sono anarchici, integralisti cattolici, repubblicani, antifascisti, ma anche pazzi, ci sono personaggi molto preparati che hanno studiato il piano in ogni dettaglio, ma anche alcuni che hanno improvvisato: ad accomunarli tutto c’è il fatto che non accade mai quello che avevano previsto. Gavrilo Pincip, quando uccide Francesco Ferdinando, non ha idea che scoppierà la prima guerra mondiale, come Gaetano Bresci non immagina che, quando uccide il Re d’Italia, gli succederà il monarca che appoggerà il fascismo».

Dei diversi uomini e donne che sono riusciti o meno nella loro impresa, a quale è più legato?

«Certamente a Violet Gibson, la donna che sparò a Mussolini, perché la sua è una storia incredibile: lo colpì in volto, fu internata come folle e la sua memoria non è mai stata riabilitata. Ne racconto tutta la vicenda, che spiega anche come il duce fosse un abile comunicatore e riuscì a ottenere la solidarietà del governo britannico e guadagnarsi la fama dell’uomo della provvidenza “invincibile grazie all’aiuto di Dio”, una storia agghiacciante e poco raccontata».

Il libro ci pone innanzi a una domanda essenziale: perché obbediamo al potere?

«Spesso si pensa che si obbedisca per paura di ritorsioni, la verità è che il più delle volte lo si fa solo perché si è abituati. Riporto nella prefazione alcuni studi molti interessanti sul comportamento umano, da cui si evince che solitamente facciamo quello che ci viene detto solo perché è più facile comportarsi così. Obbedire non è un valore, ma nemmeno disobbedire di per sé lo è, ovviamente. Usare la propria testa, a costo di correre un rischio, è un atteggiamento poco di moda, soprattutto quando non si è nella minoranza che paga le conseguenze di queste decisioni. Per questo le storie di Gibson o di Elser, l’orologiaio che mise una bomba sotto al palco di Hitler, sono molto interessanti: loro non erano ebrei e non erano perseguitati, però capirono che opporsi era comunque un dovere morale. Ho inserito anche storie più ambigue però, come quella di John Hinckley che sparò al presidente americano Ronald Reagan, non capendo la differenza tra un dittatore e un governo che prende decisioni che non ci piacciono, perché anche questa storia può dirci molto del momento che stiamo vivendo».

Matteo Cavezzali, “A morte il tiranno”, Harper Collins, Milano, 2021, pagg. 201, 18,00 euro.

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