Massimiliano Gallo e Stefania Rocca in scena a Imola

Una famiglia agiata si sostenta sui proventi dei diritti d’autore dei libri di Valerio, scrittore celebrato: entrambi sono infelici. La moglie Rose è una donna che bada solo a far quadrare i conti. Il figlio Massimiliano soffre di un profondo complesso di inferiorità verso il padre, al punto da aver percorso studi e nutrito interessi che ripugna solo per cercarne l’approvazione. La figlia Adele è cinica e senza pudore, e ha relazioni con uomini più anziani di lei solo perché le ricordano il papà così ammirato. Il silenzio grande è lo spettacolo teatrale che verrà portato in scena al teatro Stignani di Imola da oggi al 20 marzo; si tratta di una commedia del giallista Maurizio De Giovanni, autore di numerosi libri di successo, dalla serie de “Il commissario Ricciardi” fino a “I bastardi di Pizzofalcone”, ed ora per la prima volta autore di un’inedita commedia in due atti. Diretto da Alessandro Gassmann, il protagonista è Massimiliano Gallo, sul palco con Stefania Rocca; lo abbiamo intervistato.

Gallo, non è la prima volta che porta in scena questo spettacolo: perché ha deciso di continuare?

«Abbiamo avuto molto successo con Il silenzio grande. Avevamo organizzato una tournée prima dello scoppio della pandemia, ora stiamo recuperando le date perse. Aggiungo poi che questo è uno spettacolo magico, difficile lasciarlo andare via perché rimane addosso, sia a noi interpreti, sia al pubblico in sala. Nessuno ne rimarrà deluso, anzi sarà per i più, questo me lo auguro, uno spunto di riflessione».

Sul palco interpreta Valerio Primic, scrittore e padre che ha un rapporto complicato con i figli. Cosa può raccontarci a riguardo?

«È uno scrittore di successo che crede di avere restituito tutto ai suoi affetti ma purtroppo non sarà così. Ha dato molto per scontato, sbagliando, ed ecco che i suoi cari ora gli vomitano addosso tutte le mancanze ricevute. È un uomo intelligente, ma anche piuttosto ingombrante; ha convinzioni precise ed è molto ottuso e chiuso in se stesso».

Oggi è complicato per un genitore rapportarsi con i figli e spesso i silenzi contribuiscono a creare dei muri tra loro. È d’accordo?

«Assolutamente. Noi adulti siamo ossessionati dal giudizio dei figli, instauriamo un legame amicale ma sbagliamo. Oggi non c’è più dialogo; si preferisce usare la tecnologia piuttosto che il dialogo».

«Tanti piccoli silenzi danno vita a un silenzio grande» è la teoria della cameriera Bettina, ma è davvero così?

«Certamente. Preferiamo non ferire, non dire la nostra e nasconderci dietro alla maschera dell’omissione. Non ci rendiamo conto che, senza comunicazione, rischiamo di essere fagocitati da una voragine senza via d’uscita».

Oggi su cosa si dovrebbe fare silenzio e su cosa, invece, si dovrebbe fare rumore?

«Siamo bombardati da notizie con però pochi approfondimenti. Quello di oggi è un mondo scomodo, senza punti fermi e andare oltre è difficile, anzi è quasi impossibile. Il tempo è sempre più prezioso e ogni tanto dovremmo fermarci e guardarci. Corriamo sempre ma per andare dove? Ogni tanto dobbiamo dirci: “Stop!”».

“Il silenzio grande” è stato trasposto dal teatro al cinema, cosa inusuale in quanto solitamente accade il contrario. Cosa li differenzia?

«Il film rimane fedele all’impianto teatrale: il regista ha mantenuto la casa tra i protagonisti in scena. Nonostante questo, ci sono enormi differenze. Al cinema è tutto più intimo ed è espresso con un linguaggio completamente diverso».

Perché venire a vedere “Il silenzio grande”?

«Perché il teatro rimane il luogo più moderno per raccontare questa storia. È il luogo della socialità, del confronto, delle emozioni ed è il posto dove la pièce cambia ogni sera. È il luogo dove ogni volta c’è uno scambio di energie tra pubblico e spettatori, il posto dove si instaura un legame molto particolare tra i due».

Info: www.vivaticket.com

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