Masotti: fondo Zaffagnini vada alla Classense

In questi giorni, da Facebook la questione è rimbalzata sulle pagine dei giornali: l’archivio fotografico di Giovanni Zaffagnini, frutto di trent’anni di lavoro di ricerca condotto sul territorio romagnolo al fianco di Giuseppe Bellosi, rischia di essere acquisito da un’istituzione straniera che ne garantirebbe la conservazione e soprattutto la valorizzazione.

Tra gli altri, anche Franco Masotti, direttore artistico di Ravenna festival, ha lasciato un commento, che gli abbiamo chiesto di approfondire: «Innanzitutto – dice – credo sia da sottolineare l’importanza di questi materiali (se non sbaglio si tratta di oltre 12mila fotografie) preziosi sia per il valore storico-scientifico etnografico, quindi di documentazione di una cultura materiale e di un mondo che non c’è più, sia per il valore squisitamente artistico delle immagini e per la qualità degli scatti di un fotografo di indiscutibile talento come è Zaffagnini. Dunque sarebbe un peccato che un tale patrimonio non potesse trovare spazio presso le nostre istituzioni e anziché rimanere in Romagna finisse in qualche istituzione straniera, come peraltro è già successo per tanti archivi di scrittori o musicisti italiani…».

Certo, la situazione degli archivi in Italia non può dirsi delle più rosee.

«Proprio così, senza dimenticare inoltre che da molti mesi oramai gli archivi sono chiusi, nonostante non si tratti di luoghi solitamente affollati, e il lavoro di tanti ricercatori bloccato».

Ma in questo particolare caso, quale potrebbe essere il modo di trattenere in Romagna un tale fondo e di renderlo accessibile?

«Non saprei, ma certamente una biblioteca importante come la Classense negli ultimi anni ha già acquisito diversi fondi fotografici, e potrebbe essere il primo interlocutore, magari in una collaborazione con il Dipartimento di beni culturali attivo qui a Ravenna. Mi chiedo se ci siano stati contatti in questo senso…».

A rendere ancora più unico il fondo Zaffagnini c’è poi il suo intrinseco legame con le migliaia di ore di registrazioni audio effettuate da Giuseppe Bellosi, negli ultimi anni digitalizzate e catalogate dal Centro per il dialetto di Casa Foschi, ma attualmente non accessibili.

«In passato un punto di riferimento in questo senso era l’Ibc della Regione Emilia-Romagna. Ora non sono particolarmente aggiornato, e spero di essere smentito, ma temo che con la dismissione di questo Istituto ci si trovi in un momento di “vuoto” nella gestione di questo settore importante della cultura. Il periodo che stiamo vivendo, la pandemia e le limitazioni che ci impone, è certo difficile, ma credo non abbastanza per perdere di vista pezzi importanti della nostra storia e della nostra cultura».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui