Mascherine sequestrate in ospedale a Cesena e al magazzino Ausl

Mascherine che non proteggono come dovrebbero distribuite negli ospedali di tutta Italia e in uso (fino ad un paio di giorni fa) tra tanti dipendenti anche nell’Ausl Romagna e nelle sedi di cura di Cesena.

È arrivato dalla procura di Gorizia tramite la Guardia di Finanza anche in città l’ordine di sequestro di quattordici lotti di mascherine finiti nel mirino di un fascicolo (ancora contro ignoti) aperto dalla magistratura. Si tratta di presidi sanitari segnalati proprio dagli addetti ai lavori come “sospetti”. La Procura di Gorizia ha sequestrato subito 60 milioni di mascherine Ffp2 e Ffp3 (il 30 marzo) ma quelle «non conformi» sarebbero molte di più: la caccia è aperta a circa 250 milioni di pezzi distribuiti grazie a fornitori accreditati da Invitalia e con capacità filtrante che sarebbe dieci volte inferiore al dichiarato.

Nel fine settimana l’allert per il ritiro dall’uso è arrivato anche in Emilia Romagna come in tutte le altre regioni italiane. Di qui è stato girato al magazzino di Pievesestina dove sono stati subito bloccati 15.000 pezzi. Gli altri (per un numero imprecisato al momento) erano già stati consegnati e in uso anche tra i dipendenti ospedalieri. A Cesena sono state subito bloccate quelle finite in reparti di “area critica” d’emergenza come il pronto soccorso ed il 118. Ma ovunque siano state distribuite ora vengono raccolte per essere rispedite indietro e bloccate tramite la Guardia di Finanza incaricata del sequestro dalla magistratura.

Sono 12 i modelli Ffp2 e Ffp3 (tutti di importazione cinese) ritenute «non conformi alle normative vigenti e pericolose per la salute» in fase di richiamo e di blocco. Mascherine che una volta validate dal Comitato tecnico scientifico sono state distribuite in ospedali, Centri specializzati e convenzionati, aziende sanitarie di tutta Italia, attraverso fornitori accreditati da Invitalia, la sede dell’ex commissario Domenico Arcuri.

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