Marzano: «Se la passione è possesso, l’amore è libertà»

FORLÌ. “Se incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola”: la filosofa Michela Marzano propone questo tema nella sua lectio magistralis in programma alle ore 10 del 27 settembre ai Musei San Domenico di Forlì. Direttrice del Dipartimento di Scienze sociali della Sorbona e docente di Filosofia morale all’Université Paris-Descartes, Michela Marzano è stata corrispondente di Repubblica, mentre nel 2013 fu eletta alla Camera dei Deputati.

«Il titolo dell’incontro tocca molte delle tematiche che sto trattando attualmente, in particolare la riflessione sull’amore – spiega la studiosa, che ha pubblicato quest’anno il romanzo Idda proprio incentrato su una complessa relazione della protagonista con se stessa, la propria memoria e i propri affetti –. Spesso si fa confusione infatti fra “amore” e “passione”. Questa però non è destinata a durare perché non implica il consolidarsi di un sentimento, e soprattutto la capacità di riconoscersi reciprocamente. Qui sta la grande differenza: se la passione è possesso, l’amore è libertà, è possibilità e diritto di essere te stesso perché la persona che ti sta accanto non ti chiede di diventare diverso da quello che sei».

Invece alla base di tanti rapporti, d’amore e non solo, a volte sta proprio lo sforzo di cambiare l’altro.

«Ed è proprio per questo che la passione spesso si esaurisce: proiettiamo infatti sull’altro la volontà di ritrovare l’immagine ideale che portiamo in noi, quella del principe azzurro… o della principessa rosa! Quell’immagine spesso non corrisponde alla persona che ci troviamo accanto… e la passione svanisce».

C’è una forte componente narcisistica in questa modalità di rapporto…

«Ed è per questo che cerco di riflettere sulla necessità di uscire da un meccanismo di proiezione, da un’immagine ideale… altrimenti si può arrivare anche a conseguenze estreme».

La violenza, per esempio?

«Certo: ti prendo, ti utilizzo per colmare i vuoti che ho dentro, ma nel momento in cui scalpiti perché non ti riconosci in quello schema e non vuoi starci, ti distruggo. Amore invece è proprio riconoscimento dell’alterità: Pascal afferma che se si ama qualcuno per la sua bellezza, la sua intelligenza o la sua memoria, nel momento in cui queste doti si offuscano, si smette di amarla. Non volevi bene infatti alla persona, ma alle sue qualità!».

Lei parla di una forma d’amore molto alta: ma è possibile trovarla nella realtà?

«Quando vedo due persone anziane passeggiare mano nella mano, vedo anche due esseri umani per i quali un sentimento vero ha fatto scivolare via i detriti del tempo. Lo stesso capita a quei figli che si prendono cura di genitori invecchiati, che non hanno più le proprietà di un tempo, ma continuano a essere le “persone” che quei figli hanno amato».

E per i rapporti d’amicizia?

«Vale lo stesso discorso, ma senza l’esclusività dell’amore che lo rende così fragile e difficile. L’amicizia lascia più spazi e chiede meno continuità, ma è basata a sua volta sul riconoscimento dell’altro e la sua accettazione. Per quanto riguarda i rapporti all’interno della famiglia, poi, è sano che siano i genitori stessi a rendersi conto di tutto questo rispettando l’identità dei figli, altrimenti la relazione rischia di procedere su binari che alla lunga si rivelano pericolosi per tutti».

Lei incentra i suoi studi sull’affettività: ma ne fa anche una trasposizione politica?

«Intendo indagare l’umano, e contribuire a costruire il vivere civile partendo da questa base. È la società stessa infatti che ha paura dell’alterità, del diverso… e tende a respingerlo, o a distruggerlo. Ma dobbiamo imparare di nuovo il rispetto: che abbiamo perso. E parlo di una forma di “nuova” educazione perché quando si constata il fastidio di convivere con l’omosessualità, l’handicap, l’appartenenza a un’altra cultura… capiamo che forse abbiamo dato certi valori per scontati e non ci siamo dedicati a sufficienza a insegnarli e a diffonderli fra i giovani, una situazione che ci sembrava impossibile potesse mai verificarsi dopo tante lotte, e tante prese di coscienza».

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