Marco Santagata e tutte le donne di Dante

«Gli Alighieri prendono il nome da una donna padana andata sposa in un anno imprecisato al capostipite della famiglia, il trisavolo di Dante di nome Cacciaguida, attestato in vita nel 1131 e come già defunto nel 1189».

Con questa suggestione si apre il libro di Marco SantagataLe donne di Dante (Il Mulino), dedicato alle figure femminili che costellano la vita e l’opera del poeta. A partire da questa prima antenata, che lo stesso Cacciaguida cita nel XV canto del Paradiso: «Mia donna venne a me di val di Pado,/e quindi il soprannome tuo si feo».

Le prime figure femminili che Santagata racconta sono le familiari di Dante. Gabriella, detta Bella, fu la prima moglie di Alighiero, morta quando Dante era ancora un bambino: di lei non sappiamo quasi nulla ma una ipotesi accreditata la considera figlia del giudice Durante degli Abati, di una influente famiglia fiorentina. Figlie di Bella erano anche le due sorelle maggiori di Dante, Tana (Gaetana) e la secondogenita di cui non ci è stato tramandato il nome, ma che ha un ruolo fondamentale nella ricostruzione della vita del poeta: suo figlio Andrea fu una delle fonti principali cui attinse Boccaccio per avere informazioni sulla vita dello zio. Andrea, inoltre, pare gli somigliasse in maniera sorprendente.

Se della secondogenita di casa Alighieri abbiamo solo pochi tratti, la figura di Tana è centrale nella biografia dantesca. La famiglia del marito, i Riccomanni, costituirà una parte importante della rete protettiva che si stringerà intorno a Dante dopo l’esilio, e che consentirà di salvaguardare parte dei suoi beni e garantire il sostentamento alla moglie e ai figli. L’altra parte fondamentale di questo sistema di sostegno era costituita dai Donati, la famiglia della moglie di Dante, Gemma. Promessi fin da bambini, Gemma e Dante si sposarono in giovane età ed ebbero quattro figli. Di questi, l’unica femmina fu Antonia, diventata monaca a Ravenna in Santo Stefano degli Ulivi col nome di Beatrice.

Santagata legge in questa scelta di Antonia l’ultimo di una serie di frammenti biografici che fanno pensare a una famiglia unita e amorevole, legata anche nelle sventure e in cui i figli provavano grande affetto e stima per l’illustre padre.

Infine Beatrice, forse la donna più nota in relazione a Dante Alighieri. I due si conoscono da bambini ma la giovane diventa vera e propria musa per il poeta, che le dedica La vita nova e un ruolo di primo piano nella Commedia. In lei si riassumono gli stilemi dell’amore cortese e la biografia dello stesso Dante; intorno alla sua figura si intrecciano realtà e finzione.

L’ultima parte del saggio di Santagata è dedicata alle donne che Dante incontrò o di cui sentì parlare e la cui storia lo colpì al punto da trovare loro spazio nelle sue opere, principalmente nella Commedia. Fra queste, occupa un ruolo di rilievo Francesca da Rimini: scrive Santagata che «Francesca da Polenta e Paolo Malatesta sono i due primi personaggi moderni ad apparire nella Commedia e, probabilmente, sono anche i due più famosi dell’intero poema. Prima ancora dell’immortalità, Dante ha regalato loro la notorietà». Perché, per quanto possa sembrarci strano oggi, le cronache dell’epoca non riportano il fatto di sangue che coinvolse i due amanti: probabilmente Dante ne sentì raccontare a Firenze, dove Paolo Malatesta era stato capitano del popolo dal 1282 al 1283 e dove, dal 1290, era stato podestà il padre di Francesca, Guido il Vecchio.

Di qui l’elenco è lungo: Pia de’ Tolomei, anche lei uccisa dal marito ma di cui non conosciamo la vicenda; Margherita Aldobrandeschi, seconda moglie del marito assassino; Cunizza da Romano, che Dante colloca fra i beati in Paradiso. E molte altre, spesso accomunate da una scarna biografia ma divenute figure simboliche attraverso la poesia di Dante. Donne che si trovano spesso in luoghi chiave della Commedia nonostante siano state vittime in vita.

Marco Santagata, recentemente scomparso, è stato docente di Letteratura italiana all’Università di Pisa e autore di molti saggi su Petrarca, Dante e Boccaccio. Le donne di Dante è la sua ultima opera.

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