Si intitola “Tra via Emilia e blue jeans” il nuovo singolo del cantautore correggese Marco Ligabue, fratello minore del più noto Luciano; è l’unico brano nuovo dell’omonimo album, che raccoglie i pezzi più significativi della sua discografia passata.

Nell’anno del cinquantesimo compleanno, il singolo ripercorre la vita dell’autore: «Beh non proprio tutta, ma alcuni degli episodi più importanti, che mi hanno cambiato la vita, come la nascita di mia figlia. Siccome anche le altre tracce dell’album raccontano momenti della mia vita, questo brano mi sembrava perfetto come somma di tutti gli altri».

Il titolo cita l’album di Francesco Guccini “Tra la via Emilia e il west”?

«Assolutamente sì. Sono cresciuto a pane, rock’n’roll e cantautori emiliani; da piccolo andavo ai concerti di Guccini e Mingardi e rimanevo colpito dal loro modo di raccontare e di essere emiliani. Quando mi sono apprestato a mettere insieme le canzoni del disco mi sono proprio visto come un emiliano doc, sanguigno e rockettaro, quindi ho cercato una citazione, ma anche una personalizzazione: i blue jeans».

In che formato è pubblicato?

«Naturalmente in digitale, ma nella versione cd ho inserito sei tracce nascoste, sorprese che ho voluto regalare a chi ha ancora il coraggio e la voglia di comprare un supporto fisico. Nella versione in vinile purtroppo non è stato possibile, perché questo supporto consente solo cinque brani per lato, ma chi acquista il long playing potrà scaricare le bonus tracks tramite un codice QR».

Il video che accompagna “Tra via Emilia e blue jeans” è perfetto per questo periodo: pieno di neve, con lei che appare sempre solo, molto “distanziato socialmente”.

«In effetti l’ho girato poche settimane fa; volevo essere solo, isolato da tutto, non tanto causa Covid, ma perché l’idea è quella di un cinquantenne che si prende un po’ di tempo per ripensare alla sua vita, da solo. Nel video, infatti, mi si vede vagare in un paesaggio innevato, ma anche al chiuso di una baita di montagna a riguardare le foto del passato. La baita nella neve rappresenta la nostalgia e la distanza necessaria per vedere se stessi dal di fuori».

Per un artista come lei, che ha sempre fatto del concerto dal vivo il cardine della propria attività, com’è vivere questo periodo senza palco, senza pubblico, senza band?

«È veramente dura, a livello emotivo e di gratificazione, ma anche a livello economico, perché da quando la musica è diventata quasi interamente digitale, il sostegno ai musicisti è dato dai concerti. Questo riguarda me, ma anche musicisti, tecnici, produzione e tutti quelli che ruotano intorno alla musica».

Come ha occupato questi mesi senza concerti?

«Oltre alla composizione della raccolta, ho scritto canzoni nuove, e il mio primo libro, che uscirà all’inizio del prossimo anno. Sarà un libro di racconti».

Lei è orgogliosamente terzino sinistro della Nazionale cantanti, come riporta nel suo curriculum, e ogni volta che ne ha occasione: ci tiene molto?

«Il calcio mi è sempre piaciuto, fin da piccolo, e mi ha permesso di divertirmi e stare in forma, quindi setto o otto anni fa, quando ho ricevuto la chiamata della Nazionale cantanti ho aderito con entusiasmo. Mi diverto, conosco tanti altri artisti e facciamo solidarietà: davvero una bella esperienza».

Essendo di Correggio tiferà per il vicino Sassuolo.

«Purtroppo tifo per il Torino, e dico purtroppo perché le soddisfazioni sono pochine. Ho scelto questa squadra quando avevo sei anni, l’anno che i granata vinsero il loro ultimo scudetto, e all’epoca l’unica squadra abbastanza vicina in serie A era il Bologna, ma per me era un altro pianeta».

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