Manuela Manera presenta “La lingua che cambia” a Rimini

“Il maestro”: la parola evoca una figura ieratica, su un podio da concerto o con una folla estatica che pende dalle sue labbra. “La maestra”: dalla penna rossa o con lo smartphone in mano ce la vediamo attorniata da bimbetti a cui insegna a scrivere, leggere, fare di conto, attività encomiabili, certo, ma: vuoi mettere…?

Ecco, questa è la lingua italiana di oggi, una realtà «piena di ostacoli che ledono il diritto ad abitare uno spazio linguistico paritario ma in cui si cominciano a dibattere i temi della comunicazione legata alla soggettività femminile, e da una decina d’anni anche quelli relativi alle situazioni non binarie».

A parlare è Manuela Manera che oggi 18 marzo (ore 17) ne tratta con Vera Bessone del Coordinamento Donne Rimini, presentata dall’assessora alle Pari opportunità del Comune Chiara Bellini nell’ambito delle iniziative per L’otto sempre. L’incontro, ospitato alla Cineteca comunale di Rimini per la rassegna Parla con lei. Sapienza contro violenza, prende il titolo dall’ultimo libro di Manera, La lingua che cambia. Rappresentare le identità di genere, creare gli immaginari, aprire lo spazio linguistico.

«L’attenzione al tema parte una quarantina di anni fa con il libro di Alma Sabatini “Il sessismo nella lingua italiana” – riprende Manera che si occupa di gender studies e linguistica e conduce corsi di formazione su linguaggio e genere –. Noi faremo il punto sul quotidiano, sugli ostacoli a diffondere il femminile per esempio ai termini delle cariche. La sovraestensione del genere maschile infatti e le tante asimmetrie grammaticali – si pensi, per esempio, alla percezione di termini come “direttore” e “direttrice” – hanno conseguenze concrete sulle vite».

Quali?

«L’autostima delle donne ne viene abbassata anche dal fatto di essere poco rappresentate. Lo dimostrano episodi recenti: Camusso che all’inizio volle essere chiamata “segretario” della Cgil, o l’ondata polemica e anche di odio verso Boldrini che voleva semplicemente fosse rispettata la correttezza grammaticale e chiedeva di essere definita “la presidente” della Camera».

Poi c’è chi, provocatoriamente, inneggia a trasformare il geometra in… geometro!

«Questo succede perché si perde di vista che certe richieste vengono sollevate non per capriccio ma per tenere conto dei cambiamenti delle esigenze comunicative…».

Con i tempi che corrono queste potrebbero anche sembrare poco rilevanti.

«In realtà gli studi a partire dagli anni Settanta mostrano come una comunicazione sessista determini l’immaginario e con esso le scelte di studio e professionali. In “Dalla parte delle bambine” infatti Elena Gianini Belotti sottolinea che anche attraverso i percorsi educativi la società costruisce la narrazione che ci accompagna e ci determina».

E questo salto culturale si realizza con un asterisco o uno schwa?

«Non parliamo di mode ma di sperimentazioni nate da esigenze reali di chi non ha strumenti per nominarsi. Le donne, anche se solo potenzialmente, nel nostro sistema grammaticale trovano strumenti per riconoscersi. Ma pensiamo a chi non ha cittadinanza nella nomenclatura binaria. In questo caso, gli esperimenti proposti sono più dei… segnaposti, che delle soluzioni, come lo è sostituire la terminazione della parola con lo schwa o la u, il che almeno porta a un terzo simbolo grafico sottratto all’identificazione maschile/femminile. Questi tentativi non andrebbero dissacrati né aggrediti, perché dietro a essi ci sono persone e sono loro che in realtà vengono colpite».

Ma all’estero?

«Se ne dibatte non solo in Italia ma anche in Francia, Spagna, Gran Bretagna… In inglese per esempio per la comunicazione non binaria viene usato il “singular they”, che può essere un modello».

In italiano però è piuttosto sulle desinenze che bisogna lavorare.

«Ecco, “lavorare” può essere la parola chiave: anche Michela Murgia sostiene che queste soluzioni strane sono come pietre d’inciampo, che ci aiutano a riconsiderare quello che davamo per scontato e ad attuare strategie diverse per rappresentare attraverso la lingua tutte le soggettività».

Ingresso libero. Info: 0541 704302

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