Manon Lescaut a Ravenna: intervista al regista Tarabella

Uomo di teatro a tutto tondo, Aldo Tarabella è sia regista che compositore. Anzi, è proprio in questo secondo ruolo che, come ci racconta, ha vissuto una delle esperienze più significative nell’approfondimento dell’arte scenica, al fianco di Giorgio Strehler in qualità di compositore stabile al Piccolo Teatro di Milano. Ma poi ha scritto musica anche per il cinema, per Nikita Mikalkov e per la danza, per Micha van Hoecke, oltre al teatro naturalmente, dedicandosi appunto anche alla regia per molti titoli, suoi o di repertorio. Ed è proprio in questa veste che qualche anno fa è approdato a Ravenna (era il 2017, con la Cenerentola di Rossini), dove ora ritorna con uno degli indiscussi capolavori di Giacomo Puccini: Manon Lescaut, in scena questa sera al teatro Alighieri.

Una partitura certo molto ardua per i cantanti, e al tempo stesso difficile per la resa scenica di una vicenda complessa e articolata.

«È anche per questo che – spiega – ho ritenuto fondamentale avvicinarmi all’opera partendo dal romanzo dell’abate Prévost, Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut, da cui è tratto il libretto, che per brevità forzata non riesce a dar conto di tutto. Leggendolo si comprende come Manon non sia affatto la donna gelida e avida di ricchezze che appare a un primo sguardo, e sia invece capace di un amore tanto vero e profondo… emerge dagli straordinari dialoghi che intesse con l’amato, veramente commoventi. È una storia la sua che muove a pietà, e che Puccini comprende fino in fondo».

Del resto, il compositore con questa sua terza opera, che debutta a Torino nel 1893, incontra per la prima volta il successo.

«E dire che dopo il fiasco di Edgar, in Casa Ricordi si voleva interrompere la collaborazione con lui, soprattutto di fronte alla sua intenzione di mettere in musica proprio Manon, lo stesso soggetto già affrontato pochissimi anni prima da Massenet. Fu Giulio Ricordi a concedergli ancora fiducia. Per fortuna, perché Puccini, ripeto, riesce ad andare anche oltre i limiti forzati del libretto, restituendoci i personaggi in tutta la loro complessità. Passando con piena aderenza al dramma dalla leggerezza sfrenata e giovanile del primo atto, alla noia vuota del secondo… fino all’epilogo tragico».

Una vicenda, quella di Manon combattuta tra la passione d’amore per il giovane squattrinato Des Grieux e gli agi che il vecchio e ricco tesoriere Geronte può garantirle, che lei traspone dal Settecento a un’epoca più recente.

«In realtà ho giocato con il tempo: se colloco l’inizio della vicenda negli anni del giovane Puccini, il 1893, l’anno del debutto di Manon, ecco che già il secondo atto si apre ai primi del Novecento, ma è lì che i personaggi intenti a una festa di carnevale vestiranno costumi settecenteschi, quelli tradizionalmente pensati per quest’opera… Mentre, insieme allo scenografo Giuliano Spinelli, abbiamo pensato a uno spazio che si concentra attorno a un unico elemento, un palazzo monumentale che, legato al destino della protagonista, si trasforma nei diversi atti per divenire nel finale uno scoglio, nuda roccia; un palazzo sopravvissuto al tempo, che ha visto la storia di Manon e può raccontarla. La trasformazione avviene sotto gli occhi del pubblico, che assiste anche al fluire ininterrotto di terzo e quarto atto, in un crescendo emozionale che conduce dallo straordinario intermezzo strumentale fino alla morte di lei. Tutto senza mai perdere di vista che a “comandare” è sempre la musica».

Interpretazioni e cambiamenti che, stando alle cronache, non hanno affatto inficiato il successo tributato dal pubblico a questa produzione che prima di Ravenna ha toccato i teatri di Lucca, Modena e, la scorsa settimana, Rimini.

«Il successo è certo anche merito del cast vocale: cantanti che hanno accolto ogni mia indicazione registica con una professionalità e una sensibilità da veri attori, liberandosi di ogni manierismo tipico del cantante lirico. Tra tutti mi piace ricordare due giovani italiani al debutto, vere e proprie rivelazioni, Monica Zanettin e Paolo Lardizzone nei panni della coppia Manon/Des Grieux».

Ma questa opera non è l’unico suo impegno con la stagione d’opera del teatro Alighieri: il prossimo marzo andrà in scena Pinocchio, di cui lei firma la musica.

«È così, e quasi mi imbarazza questa “sovraesposizione” ravennate. Ho scritto più volte per il teatro per l’infanzia e questo è un progetto cui tengo molto: nato da una commissione internazionale, mi ha permesso di misurarmi con i temi sempre attuali che il capolavoro di Collodi propone, primo tra tutti quello della “diversità”. Per ora l’accoglienza è stata ottima, spero che anche il pubblico di Ravenna possa apprezzarlo».

L’opera va in scena questa sera alle 20,30; la replica di domenica alle 15.30.

Info: 0544 249244
www.teatroalighieri.org

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