Mancini: “L’obiettivo della fusione? Creare una società forte”

Banca Popolare Valconca e Blu Banca: l’unione è praticamente cosa fatta. L’effetto legale della fusione allo stato attuale porta la data del primo gennaio 2023, tuttavia prima si dovrà riunire l’assemblea degli azionisti, per il sì definitivo. La storia dell’istituto riminese è di quelle che meritano di entrare nei libri. Fondata nel 1910 su iniziativa del parroco di Morciano Alessandro Ceccarelli, insieme a cinque preti, tre agricoltori, tre commercianti e un tabaccaio, è nata fin da subito con lo spirito di essere una banca fatta da gente comune per la gente comune. L’istituto ha superato la Prima e la Seconda guerra mondiale e in mezzo pure la grande crisi del ’29. Quale sarà il futuro della Popolare, invece, ci pensa Dario Mancini, direttore generale di Banca Popolare Valconca, a raccontarlo.

Partirei subito dalle cose pratiche. L’accordo di fusione è stato siglato, quindi la domanda è: quando si riunirà l’assemblea degli azionisti?

«L’accordo che abbiamo fatto con Blu Banca attualmente si trova depositato in Banca d’Italia e stiamo aspettando l’autorizzazione. Considerando i tempi, direi quindi che l’assemblea dovrebbe riunirsi entro i primi quindici giorni di novembre».

E nel frattempo?

«Incontreremo tutti gli azionisti per spiegare loro la bontà del progetto e rispondere a eventuali dubbi o domande».

Come si sia arrivati a questa decisione lo sappiamo: la Banca Popolare Valconca è passata attraverso un complesso percorso di risanamento e ora è pronta a rilanciarsi con la fusione. Con quali obiettivi?

«Quello di creare una società forte e che si possa approcciare al mercato con competenze ad alto valore aggiunto. Oggi più che mani il patrimonio è ciò che rende una banca resiliente e l’istituto che verrà, dopo la fusione, avrà un attivo di cinque miliardi di euro. Consideri che nelle banche si sono sempre fatti degli stress test per capire la tenuta in caso di crisi, ma noi da due anni ormai viviamo in uno stato di crisi; quindi, ancora di più bisogna essere attrezzati per rispondere alle sfide che verranno».

In un contesto nel quale le banche stanno chiudendo sempre di più filiali nei piccoli comuni e si dà spazio alle fusioni, non pensa che il ruolo anche sociale di una banca del territorio, come la vostra, rischi di venire meno?

«Dobbiamo renderci conto che in un contesto come quello odierno le sinergie sono e saranno sempre più importanti. Per rispondere alla sua domanda, però, le dico che nell’accordo stipulato c’è il mantenimento dei marchi di Banca Popolare Valconca, oltre all’inserimento di un nostro consigliere nel cda di Blu Banca. Tra l’altro, la scelta di fonderci con questo istituto non è venuta a caso. Avevamo ricevuto tre offerte, di cui due da istituti nazionali, ma abbiamo scelto Blu Banca perché ha il nostro stesso dna, oltre ad una strategia di sviluppo a bassa intensità di capitale, che punta quindi ad aumentare i margini tramite i servizi piuttosto che con la finanza».

Quindi, per chiarire, manterrete il vostro ruolo originario?

«Le dirò di più, sono convinto che in un contesto come quello che ci apprestiamo a vivere, il ruolo di una banca del territorio diventerà ancora più importante».

Con la fusione sono previsti tagli al personale?

«No. Tutti i dipendenti rimarranno al loro posto».

E il valore per gli azionisti?

«Avranno dei titoli con una prospettiva concreta di dividendi».

Lei è arrivato a ottobre del 2019. Quali sono stati i risultati del percorso di ristrutturazione di Banca Popolare Valconca?

«Le cito solo due dati: quando sono arrivato il texas ratio era del 130%, oggi è del 28%; mentre l’mpi ratio era del 16% e oggi del 3,2%».

E lo stock di crediti che avete liberato, come lo avete sfruttato?

«In favore delle aziende nostre clienti, per aiutarle a superare questi anni così complessi».

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