Mancano i medici: a rischio il pronto intervento di Cattolica

Mancano i medici e scatta l’emergenza nei reparti di emergenza. Da quasi due anni il pronto soccorso di Santarcangelo è stato costretto a rinunciare al turno di notte, dalle 20 alle 8 della mattina. Ora anche quello di Cattolica rischia di dovere seguire la stessa sorte.

I vertici dell’Ausl Romagna confermano solo che allo stato attuale sono in corso valutazioni e che si prendono in considerazione le prestazioni su scala territoriale. In ogni caso da Cattolica, fra i sanitari, le voci si rincorrono da un reparto all’altro con tanto di data: dal primo dicembre. Quindi, dopo Santarcangelo anche a Cattolica il pronto soccorso potrebbe chiudere nelle ore della notte.

Non ci vuole molto a capire che se fosse così, non sarebbe semplice per le strutture sanitarie rimanenti riuscire a fronteggiare tutte le emergenze, dato che per Cattolica il pronto soccorso di riferimento diventerebbe quello di Riccione.

Fanno inoltre notare da Cattolica che se la situazione dovesse perdurare nel tempo (come a Santarcangelo) i contraccolpi sugli utenti sarebbero ancora più evidenti nei mesi estivi, quando la riviera diventa meta di turisti. La sindaca di Cattolica, Franca Foronchi, in campagna elettorale si è spesa molto per il potenziamento del pronto soccorso.

La versione dell’Ausl

Tiziano Carradori è il direttore generale dell’Ausl Romagna e non ha alcuna intenzione di sminuire quanto sta accadendo nei vari reparti dedicati alle urgenze sanitarie. «Siamo impegnati da mesi per reperire personale da impiegare al pronto soccorso».

Per quanto riguarda il reparto cattolichino, spiega però che nessuna decisione è stata ancora presa.

È stata indicata anche una data: il primo dicembre. «Non è stato deciso nulla, stiamo valutando il caso».

Novità allora per il pronto soccorso dell’ospedale di Santarcangelo, chiuso da un paio di anni nelle ore della notte? «È una situazione precedente al mio insediamento, nel frattempo abbiamo reclutato sette medici. Sono in corso valutazioni».

C’è poco da ridere

Giusto alcune settimane fa Tiziana Perin, primaria del pronto soccorso dell’ospedale di Rimini aveva sollevato il caso. Tanto per capirsi: tra Rimini, Santarcangelo, Novafeltria (più 118) sarebbero necessari 61 medici a regime, invece ce ne sono 40. Il risultato? Turni massacranti, festività e riposi che saltano. «Nessun collega vuole più lavorare al pronto soccorso – aveva detto la dottoressa Perin – perché è estremamente faticoso. La vita sociale è di fatto azzerata, dopo due o tre anni così se ne vogliono andare tutti».

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