RAVENNA. Un malore in carcere. Non certo il primo fra quelli accusati, in aggiunta ai malesseri già lamentati negli ormai 4 anni di detenzione. Difficile però non notare la coincidenza tra l’anniversario dell’omicidio di Giulia Ballestri, massacrata nella villa disabitata di via Padre Genocchi il 16 settembre 2016, e il mancamento che giovedì scorso ha reso necessario il trasporto in ospedale per Matteo Cagnoni. Il dermatologo 54enne condannato all’ergastolo perché ritenuto responsabile in primo grado e in appello di avere premeditato e ucciso materialmente la moglie di 39 anni, ha riportato un trauma cranico cadendo all’interno della casa circondariale di Ravenna. Lo hanno trovato a terra in cella, attivando subito i soccorsi che lo hanno portato al “Santa Maria delle Croci”. Qui è stato sottoposto ai dovuti accertamenti clinici, passando la notte in osservazione. Già venerdì mattina, non riscontrando tracce di commozione, i medici hanno dato parere favorevole per il ritorno a “Port’Aurea”.

Il difensore: «Sta male, confidiamo nella Cassazione»
L’episodio, come detto, è l’ultimo di una serie di problemi fisici sui quali la difesa del 54enne, rappresentato dall’avvocato Gabriele Bordoni, ha più volte insistito: «Da tempo – conferma il legale – rimarco il fatto che le condizioni di salute di Matteo Cagnoni sono critiche».
Proprio un anno fa lo stato fisico del detenuto era stato oggetto di dibattito in apertura del processo in Corte d’assise d’Appello, alla luce della sua assenza in aula. «Dichiaro di rinunciare a presenziare a causa delle mie precarie condizioni psicofisiche». Queste le poche parole che aveva affidato al difensore, un “assist” con il quale era stato proposto il rinvio del processo chiedendo di poter visionare la documentazione sanitaria relativa le ultime visite mediche a cui era stato sottoposto Cagnoni. Come noto, la decisione dei giudici ha preso una strada diversa, negando anche la perizia psichiatrica per valutare lo stato mentale del dermatologo e la sua eventuale seminfermità al momento dell’omicidio. Una scelta che il 26 settembre 2019 è costata la conferma dell’ergastolo.
Quest’ultimo punto specifico è diventato quindi il fulcro del ricorso in Cassazione presentato dalla difesa: in tutto 53 le pagine scritte dal legale bolognese, con l’obiettivo di ottenere la nullità o l’annullamento della condanna all’ergastolo. L’udienza davanti alla Suprema Corte è già stata fissata al 27 gennaio. «Se effettivamente questo è il gesto di cui è stato riconosciuto colpevole – prosegue Bordoni -, capiremo da Roma se, come riteniamo, sia dirimente appurare come stia Cagnoni adesso e come stesse al momento dell’omicidio. Viene descritto come un “uomo particolare” – sintetizza l’avvocato -, beh allora merita una valutazione peritale. È un punto riguardo al quale dovrebbe essere incuriosita qualsiasi persona dotata di buonsenso».

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