Mafie. La Procura: “Il problema? Gli emiliano-romagnoli che fanno affari con la ‘Ndrangheta”

BOLOGNA. Quello dell’Emilia-Romagna è “buon titolo un distretto di mafia”, con tanto di “maxi indagini” e “maxi processi”. Lucia Musti, reggente della Procura generale di Bologna dopo il pensionamento del procuratore generale Ignazio De Francisci, non usa perifrasi per inquadrare le infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna. “Dobbiamo evidenziare in questa sede- dice all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Corte d’Appello- che all’iniziale infiltrazione delle mafie nella nostra regione delle associazioni mafiose è succeduto l’insediamento fino all’attuale radicamento”.  Per Musti “è evidente che non è più una questione di presenza di mafiosi, di diffusione della mentalità, ma piuttosto di condivisione del metodo mafioso anche da parte di taluni cittadini emiliano-romagnoli, imprenditori e cosiddetti colletti bianchi, ovverosia professionisti, i quali hanno deciso che ‘fare affari’ con la ‘ndrangheta è utile e comodo”. A questa condivisione “è seguita la nascita di un metodo nuovo mafioso autoctono dell’Emilia-Romagna che risente fortemente del territorio altamente produttivo che annovera numerose eccellenze anche mondiali”, una “preda ambita” dalle organizzazioni criminali. 

Mafia e corruzione, processi in aumento

 In Emilia-Romagna, in base ai dati aggiornati al 30 giugno 2021, “il numero di procedimenti relativi a reati contro la pubblica amministrazione resta, in termini assoluti, abbastanza contenuto e sostanzialmente costante”, però un “consistente aumento” emerge sul reato di corruzione “per i procedimenti iscritti dalle varie Procure della Repubblica del distretto, passati, quanto al registro noti, da 37 a 97”. Lo segnala il presidente della Corte d’appello di Bologna, Oliviero Drigani, inaugurando l’anno giudiziario. “Aumentano, in sede di iscrizione notizie reato e in primo grado, i procedimenti relativi a reati aventi ad oggetto indebita percezione di contributi e finanziamenti concessi dallo Stato, da altri enti pubblici o dalla Comunità europea”, continua Drigani, mentre “sempre estremamente contenuto è il numero di procedimenti attinenti attività terroristiche”. Sono in aumento, invece, “i procedimenti relativi ad associazioni di stampo mafioso (che passano, quanto all’ iscrizione nel registro noti, da 19 a 24); a parte il loro numero, va anche segnalato un progressivo aumento della loro complessità, per numero di imputati e di imputazioni”, sottolinea il magistrato. Si sono ridotti i procedimenti iscritti nelle Procure per omicidio volontario consumato e tentato (da 80 a 66), ma aumentano le iscrizioni per omicidi colposi (da 303 a 353). “Non si arresta la crescita dei procedimenti per atti persecutori”, passati da 1.137 a 1.222, mentre è “sostanzialmente stabile, ma sempre assai elevato- rileva il presidente- il numero dei procedimenti per reati contro la libertà sessuale (663)”.

Stupefacenti, reati in calo

Sono invece “singolarmente diminuiti i reati in materia di stupefacenti” (da 3.522 a 3.088 iscrizioni), continua la relazione, mentre un settore che “da tempo vede in costante aumento il numero di procedimenti- rileva Drigani- è quello dei reati di tipo informatico”. Quanto ai reati contro il patrimonio, “se da un lato restano costanti i procedimenti per i reati di rapina e di estorsione, deve invece segnalarsi una considerevole riduzione quanto ai reati di usura e di furto in appartamento”, continua Drigani, aggiungendo che in relazione a questi ultimi è facile ipotizzare che “un effetto deflattivo importante abbia avuto la pandemia, dovendosi peraltro evidenziare che in termini assoluti il numero di reati resta comunque estremamente elevato: quasi 8.000 iscrizioni, di cui oltre il 90% contro ignoti”. Sono stabili le nuove iscrizioni per reati di bancarotta (579) e in diminuzione le nuove iscrizioni in tema di reati tributari (da 1.370 a 1.124). Stabili anche i nuovi procedimenti in materia urbanistica (1.177), nonché in materia ambientale e di rifiuti (613). Le iscrizioni per i reati del cosiddetto Codice rosso “sono sempre molto elevate” e, tra i reati più ricorrenti, ammontano a 2.610 i maltrattamenti in famiglia. “Costante è il numero dei procedimenti attinenti le estradizioni e l’esecuzione dei mandati di arresto europeo. In aumento, invece- segnala Drigani- il numero di procedimenti per l’applicazione di misure di prevenzione, tanto personali che reali, sia in primo grado che in grado di appello”. In lieve riduzione le procedure di riparazione per ingiusta detenzione (38) e pressoché costante il numero di intercettazioni telefoniche, ambientali e informatiche.

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