Mafie, insidie per la Romagna, sanificazioni hotel nel mirino

RIMINI. La Riviera romagnola colpita dall’emergenza sanitaria deve reagire all’attacco delle infiltrazioni mafiose come fece nel 1989, l’anno della mucillagine e di “una forte aggressione da parte dei patrimoni mafiosi”. Lo sottolinea il magistrato riminese Piergiorgio Morosini, gip al Tribunale di Palermo, durante l’appuntamento di oggi in diretta facebook di Anticorpi, la rassegna culturale organizzata dall’Osservatorio sulla Criminalità organizzata della provincia di Rimini. “Conoscenza e consapevolezza”, spiega, sono le armi per “sconfiggere l’insidiosità” del fenomeno mafioso. Dunque occorre puntare sulla prevenzione, su una “risposta corale da parte delle componenti della comunità locale, dai rappresentanti degli enti, delle categorie, dei sindacati e dei liberi professionisti”. L’emergenza pandemica, prosegue Morosini, offre alle mafie la “possibilità di rilancio in grande stile” e in base alle indagini sono “quattro i fronti di grosso impegno da parte delle organizzazioni criminali”, che hanno riverberi anche sulla riviera romagnola. Il primo è il sostegno ai giovani bisognosi senza lavoro, in particolare delle zone depresse del Sud Italia per “costruire un serbatoio da cui reclutare giovani”. Il secondo è “la caccia ad aziende e imprese in grossa difficoltà”, in particolare nella filiera turistico-alberghiera. Il terzo riguarda “i nuovi investimenti in settori in crescita”, come conferma l’indagine in corso da parte dell’Autorità giudiziaria di Rimini sull'”investimento di risorse mafiose nel settore della sanificazione”. Dunque “le misure anticontagio sono occasione di nuovi affari”. Infine ci sono “i tentativi di indebita acquisizione” dei ristori dello Stato per le imprese. Per cui “impegno e attenzione devono restare molto alti”.

Morosini sottolinea inoltre che “l’armamentario processuale e investigativo usato per esempio in Sicilia”, il cosidetto “doppio binario della legislazione speciale, non è così efficace in Romagna dove “il clima di intimidazione mafiosa non è diffuso, le forme di penetrazione nel circuito economico e produttivo sono più felpate e mettono a dura prova l’apparato investigativo”. Da questo punto di vista “gli Osservatori servono a mettere allo stesso tavolo figure diverse per individuare condotte sistematiche di aggressione economica” e occorrono “sistemi efficienti di circolazione delle informazioni”. È “molto importante- conclude il magistrato- la specializzazione della Polizia giudiziaria e della Magistratura sulla criminalità economica e nelle Pa”. In Riviera l’economia è fondata sul “sudore delle famiglie e un importante senso di democrazia”, per cui “nessun allarmismo ma prevenzione”.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui