RIMINI. “Lupa bianca lupo nero”, di Marie-Aude Murail, pubblicato da Giunti, è il romanzo vincitore del Premio Mare di Libri 2020, assegnato domenica 14 giugno,  durante uno degli eventi conclusivi della tredicesima edizione di “Mare di libri. Festival dei ragazzi che leggono”.

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Giunto alla sua settima edizione, il Premio è l’unico riconoscimento letterario assegnato da una giuria di 10 fortissimi lettori tra i 14 e i 15 anni che premiano il miglior romanzo per ragazzi dell’anno passato; il premio è nato con l’obiettivo di valorizzare la letteratura Young Adult, e allo stesso tempo dare importanza ai forti lettori, mettendoli al centro e dando loro la responsabilità e l’onore di scegliere quello che ritengono il miglior libro dell’anno.

Quest’anno la manifestazione letteraria si è svolta interamente online, e così si è svolta anche la premiazione, che non è stata però meno partecipata e emozionante, con i dieci giovani giurati come ospiti d’onore.

Questa la cinquina finalista dei romanzi, sottoposti ai giudizi dei lettori:

Lucas. Una storia di amore e di odio di Kevin Brooks, Piemme
Canta, spirito, canta di Jesmyn Ward, NNEditore
La lunga discesa di Jason Reynolds, Rizzoli
Lupa bianca lupo nero di Marie-Aude Murail, Giunti
Ophelia di Charlotte Gingras, EDT- Giralangolo

Nelle motivazioni date, i giurati hanno dato risalto a quelli che ritengono essere i punti di forza di “Lupa bianca lupo nero“:

Anna ha scritto: “Questo libro personalmente è il mio preferito della cinquina. La mia scelta è stata molto influenzata dalla scrittura, fresca e ironica al punto giusto, in particolare quando parla il padre, Sauveur.

[…] L’aggiunta delle storie dei pazienti del padre, che è psicologo, diverse tra loro, ma tutte accomunate da un profondo realismo, aggiunge sfaccettature particolarmente interessanti e rende la storia ancora più completa e profonda. Ovviamente la scelta di non avere un personaggio caucasico, ma bensì nero porta al lettore un punto di vista che, nonostante ormai inizi ad essere più frequente nei libri, rappresenta comunque una minoranza e ne mostra i disagi.”

Secondo Greta, “L’unica cosa brutta di questo libro è che finisce! Bellissimo, in tutte le sue sfumature. Bellissimo il fatto che le storie dei pazienti vengano incluse dentro la storia principale, senza risultare fuori luogo né tantomeno forzate.”

L’opinione di Pietro è questa: “Mi ha colpito molto come l’autrice ha curato le singole storie nei minimi dettagli, ma soprattutto come in questo romanzo, come negli altri che ho letto, la Murail sappia raccontare con grande ironia anche ciò che è più triste e doloroso, facendo trasparire sempre tanta empatia.”

E infine, Sara ha trovato che l’espediente narrativo più efficace sia stato “quello di affiancare alla storia principale quella dei vari pazienti e tramite questi affrontare certe tematiche molto attuali e non semplici da trattare. Un racconto sull’identità, su come scoprirla e capirla senza imprigionarci; penso che leggerlo sarebbe utile a molti ragazzi alla ricerca proprio della loro identità.”

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