L’uomo chiede aiuto alle meduse per diventare più sostenibile

D’estate sono la preoccupazione dei bagnanti perché urticanti. Eppure, alla fine, in un futuro ormai neanche troppo lontano, potremmo ringraziarle per l’aiuto che potranno dare alla sostenibilità ambientale. Le meduse (anche quelle dell’Adriatico), potranno essere infatti al centro di iniziative di filtraggio delle microplastiche delle acque reflue, di percorsi per nuovi fertilizzanti biologici e per creare alternative al cibo “tradizionale” che, per la sua produzione, ha un alto consumo di energia.

Tutto ruota attorno al progetto GoJelly, nato per comprendere anche come usare le biomasse prodotte dalle meduse stesse. Ma sul fronte alimentare (pur se oggi il loro consumo a tavola non ha avuto ancora l’ok da parte dell’Europa), l’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche ha “osato” e realizzato il volume “European Jellyfish CookBook”, un manuale di cucina in grado di realizzare piatti con questi animali planctonici. Tra le ricette, le meduse marinate o al carpaccio, le zuppe, la pasta e i noodles. Il libro si può dunque leggere, ma il prodotto principale (le meduse, per l’appunto) non possono essere vendute e consumate (almeno per ora).

«Il regolamento Ue sui nuovi alimenti richiede infatti una autorizzazione o notifica della Commissione Europea, per l’immissione sul mercato all’interno dell’Unione di un alimento tradizionale proveniente da un Paese terzo», spiega Antonella Leone (Cnr-Ispa), ricercatrice impegnata nel progetto per l’Italia.

I passaggi per permettere il consumo in cucina, precisa la studiosa della Cnr, sono diversi. Infatti, ciò sarà possibile dopo la valutazione della domanda da parte della Commissione e l’opinione favorevole dell’Efsa, l’Autorità europea sulla sicurezza alimentare. L’immissione sul mercato all’interno dell’Unione potrebbe essere facilitata se ne viene dimostrato il consumo per almeno 25 anni come parte della dieta abituale di un numero significativo di persone in almeno un Paese non Ue.

Ma la medusa può essere parte di un percorso di sostenibilità?

«Da anni, attraverso il progetto Go Jelly finanziato nell’ambito del Programma Horizon 2020, la comunità scientifica internazionale è impegnata nello studio delle meduse come risorsa sostenibile – sottolinea la ricercatrice – Come Cnr-Ispa, in particolare, indaghiamo le caratteristiche biochimiche, nutraceutiche e nutrizionali delle meduse mediterranee ed europee con l’obiettivo di promuoverne l’utilizzo in campo alimentare, studiando anche nuovi e più salubri processi alimentari che elimino l’uso di composti tossici come l’allume presente nel processo tradizionale asiatico».

Oggi, con i mari sempre meno pescosi e la presenza sempre più numerosa di meduse in tutti gli oceani e mari del pianeta (dovuta in parte al sovrasfruttamento delle popolazioni ittiche, e in parte a fattori quali l’aumento delle temperature dell’acqua e l’acidificazione degli oceani) si profila l’opportunità di utilizzarle come ‘novel food’ anche in Occidente.

«In estremo Oriente questi animali sono utilizzati da oltre 2.000 anni, con un impatto significativo anche sull’economia. Con una popolazione mondiale che cresce ad un ritmo esponenziale (a fronte di una produzione di cibo che aumenta molto più lentamente) individuare risorse alimentari nuove e sostenibili è, infatti, una sfida inevitabile», conclude la studiosa.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui