“Luoghi dell’anima”: Andrea celebra Tonino Guerra

Sono un’esplosione di candore i mandorli fioriti che proteggono il suo riposo eterno. Tonino Guerra, che oggi avrebbe compiuto 101 anni, dal suo Eden pennese, coi freschi germogli di marzo e i petali portati dal vento, continua a parlarci accedendo i nostri pensieri.

«Bisogna respirare la bellezza e lasciarsi incantare da un paesaggio». Non si è esaurita la sua energica sferzata di stupore, verso la natura, l’arte, la vita, mista a stimolo e suggerimento. Arriva dalla sua opera poetica, quella scritta e quella narrata attraverso il cinema, con gli oltre 120 film da lui sceneggiati, e le creazioni disseminate nel territorio. Allestimenti, parchi, giardini, fontane, figli del suo genio e della sua determinazione, da lui chiamati Luoghi dell’anima. Oggi divenuti protagonisti di un festival cinematografico a cui danno il titolo: Luoghi dell’anima. Italian film festival, dal 18 al 21, ideato dal figlio Andrea, promosso dall’Associazione Tonino Guerra, e realizzato grazie anche alla generosa sponsorizzazione dell’Augeo Art Space di Rimini.

Tonino e la forza della parola

«Da quando non guarda un tramonto? O ascolta il rumore della pioggia?». Finché ha vissuto – si è spento il 21 marzo del 2012 nella sua città natale, Santarcangelo – era capace di chiederlo anche a chi incontrava per caso o lo avvicinava per un autografo. Credeva nella forza della parola a cui ha dedicato tutta la sua esistenza, «la parola dà vita all’immaginazione, vale più di un’immagine perché la crea», per questo, come spiegava, non aveva scelto di fare il regista. Una parola che può essere salvifica per l’uomo, per la polis, per la terra e lui lo ha dimostrato come testimonia chi ha parlato di lui, da Pier Paolo Pasolini a Elio Vittorini, Prezzolini, Italo Calvino, Gianni Rodari fino a Carlin Petrini che, grazie alle sue storie di vita e di resistenza, lo annovera tra i precursori delle tante battaglie da lui condotte.

Oggi certamente avrebbe portato i suoi anni con la freschezza di una mente sempre giovane, forte nell’ingegno e nelle idee. Avrebbe caricato tutti noi di una nascente speranza, lui che aveva superato il buio della prigionia nel campo di concentramento in Germania e quello della guerra, sfidato il destino lasciando nel dopoguerra la sua Santarcangelo e il sicuro mestiere di insegnante per poi assurgere a sceneggiatore di riferimento per i più grandi registi, da Fellini ad Antonioni, Rosi, i Taviani, Angelopoulos, Tarkovskij. Senza trascurare l’intervento al cervello che volle a tutti i costi fare in Russia, definita sua seconda patria, portata in dote dalla seconda moglie Lora. La sua poesia, il suo cinema, così come i suoi Luoghi dell’anima, creati in circa vent’anni di permanenza in Romagna, sono capaci di generare eventi e guardare verso nuovi orizzonti di arte e soprattutto fiducia nel futuro.

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