Quando si dice gli abiti di scena. Tutti in fila sul red carpet, col vestito più bello di sempre e desiderosi di tornare lì dentro, a tre anni di distanza da quella drammatica alluvione che le luci le spense davvero, sradicandole senza però intaccare le radici vere di quel luogo, riempiendo quegli spazi di fango e strazio. Prendendosi una scena che non le apparteneva.
Ma lo spettacolo doveva continuare e così è stato. Ieri sera si è riaperto il sipario del Teatro Rossini di Lugo, presenti oltre 400 persone, con un concerto inaugurale che vedrà stasera il suo bis. Una vittoria della comunità sulla catastrofe, premiata anche con la medaglia del Capo dello Stato Sergio Mattarella, che quanto era rimasto di quel luogo lo vide con i suoi occhi arrivando in città poco dopo. La cerimonia ha visto salire sul palco come attori protagonisti Elena Zannoni, sindaca di Lugo e presidente della Fondazione Teatro Rossini, il presidente della Regione, Michele de Pascale, e il prefetto Raffaele Ricciardi.
«Che emozione essere la prima a parlare di nuovo da questo palco – ha esordito la sindaca Elena Zannoni - che è stato solcato da Paganini, Rossini, Toscanini, Balilla Pratella. Mazzini vi tenne un discorso e Carducci parlò agli elettori dopo la sua elezione nel collegio di Lugo. Non soltanto un luogo della musica e del teatro, ma un luogo della storia della nostra comunità».
E poi un profondo pensiero al più recente passato e a quel restauro da 1.2 milioni di euro, finanziato prevalentemente da sponsor e fondazioni, ma anche da altrettante singole persone.
«In questi due anni e mezzo la riapertura era come un miraggio – ha sottolineato la prima cittadina - che sembrava sempre vicina e poi spariva, si allontanava, dietro una difficoltà, un nuovo problema, uno slittamento. Abbiamo preso decisioni difficili, radicali, arrivando pervicacemente al risultato di stasera. La forza di tutto ciò è il poter parlare al plurale: ci sono io su questo palco solo per una questione di protocollo, ma dovremmo essere in tanti. Il Rossini nasce per volontà dei cittadini a metà del 1700 e a loro stasera lo restituiamo».
E poi lo spettacolo: sul palco gli Archi dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, guidati da Luigi Piovano, nella duplice veste di solista, al violoncello, e direttore. Settanta minuti di concerto, aperto con l’espressività vocale dell’Aria in do maggiore di Nicola Porpora, poi il celeberrimo Concerto in do maggiore di Franz Joseph Haydn. Poi una seconda parte con un sentito tributo a chi dà il nome al teatro, Gioachino Rossini, che si è conclusa con la Sonata n. 6, celebre come “La tempesta”, che racchiude un significato fortemente simbolico: un’opera in cui l’arte descrive, affronta e infine supera lo scatenarsi degli elementi, esorcizzando l’alluvione e celebrando la vittoria della bellezza.
E stasera si replica, con un fiume che non fa più paura, quello di applausi dalla platea.
Adesso il Teatro Rossini, la cui direzione gestionale e artistica è affidata rispettivamente a Luigi Pretolani, Daniela Pini e Gianni Parmiani, riparte con una stagione che intreccia prosa e musica, la prima dal 12 novembre e la seconda dal 21 dicembre.