LUGO. Non è riuscito ad entrare in quella casa popolare in cui tanto sperava, ma forse la lungaggine burocratica ha fatto sì che la sua vita terminasse proprio nel modo in cui aveva scelto di resistere al tumore ai polmoni contro cui combatteva da tempo. In un camper, dove da mesi viveva con la compagna spostandosi nei luoghi in cui il clima era migliore.
Non c’è l’ha fatta il 48enne Patrik Dragoni, nativo di Ravenna e attualmente residente a Lugo, deceduto nella mattinata di domenica scorsa all’ospedale di Porto Viro dove il giorno prima era stato ricoverato per un peggioramento acuto delle condizioni di salute.
Da qualche giorno, finito l’ennesimo ciclo di chemio, col suo mezzo appena riparato (un guasto al cambio lo aveva costretto a stazionare nel cortile dell’officina) si era spostato alle foci dell’Adige, nel Parco nazionale del Po, in cerca di quella tranquillità che forse poteva alleviare gli effetti post terapia.
Poi il grave peggioramento e la corsa in ospedale.
Il resto è storia, drammatica, quella che negli ultimi mesi lo aveva trasformato in un simbolo di lotta al cancro, con tutte le forze.
In tanti da subito hanno manifestato il loro dolore con messaggi di cordoglio alla compagna Marzia e ai due figli dell’uomo, Kevin e Ryan: amici, colleghi con cui divideva le console come dj, gente che aveva fatto ballare stando ai piatti e gente a cui aveva riempito dei più classici piatti in veste da cuoco, la sua ultima professione.
L’ultimo saluto a Patrik Dragoni sarà possibile domani alla camera mortuaria dell’ospedale di Lugo, dalle 7.30 alle 18, dove in queste ore arriverà il feretro dal nosocomio veneto in cui la sua battaglia è terminata.