L’osteopata pediatrica, tra indice di Apgar, diagnosi tardive ed errori: «Ecco i campanelli di allarme per la salute dei neonati»

Lugo

«I primi 12 mesi di vita equivalgono a 9 anni di esperienza dell’adulto». Ecco perché quanto accade in questo primo anno avrà conseguenze importanti sul futuro del bambino, anche in caso di problematiche alla nascita. A chiarirlo è Giulia Bertazzoli, 35enne di Lugo, osteopata specializzata in ambito pediatrico nonché fondatrice, nel 2023, e presidente dell’associazione “Dodicimesi facilitazione allo sviluppo”, diramazione diretta di Arc, associazione nata da oltre trent’anni a Verona.

Dottoressa, perché ha fondato questo sodalizio?

«In oltre 10 anni di lavoro, ho incontrato moltissime famiglie e trattato i loro figli che spesso hanno affrontato numerose difficoltà. Ogni famiglia che ho incontrato è speciale a modo suo, ma tutte sono accomunate da due elementi: l’assoluta impreparazione alle difficoltà dei propri piccini e la determinazione nel superarle. Così, tra scogli quotidiani e traguardi raggiunti, ho sentito nascere in me l’esigenza di creare un luogo dove prevenzione e facilitazione fossero due facce della stessa medaglia, un luogo nel quale ogni famiglia trovasse non solo trattamenti specifici, ma anche un punto di riferimento capace di fornire prevenzione, supporto, comprensione e condivisione. Non volevo che questa realtà restasse confinata ad un unico luogo fisico, per questo proponiamo anche corsi di formazione rivolti a professionisti sanitari».

Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare?

«Ne esistono molteplici e un occhio esperto in ambito pediatrico può individuarli per tempo. Da qui il nostro impegno, come detto, per formare i professionisti ma anche per aiutare i neogenitori tra l’altro attraverso la stesura del libro dal titolo “Quando nasce un bimbo”: una guida teorico pratica sullo sviluppo del bimbo. A 2 mesi di età, ad esempio, un neonato se messo a pancia in giù deve tenere la testolina sollevata; a 3 mettersi le mani in bocca e a 6 completare il rotolamento da pancia in su a pancia in giù con la testa sollevata. Meglio evitare, quindi, la frase “Ognuno ha i suoi tempi”».

Uno stile di vita sano può scongiurare alcune problematiche dei futuri figli?

«Purtroppo non è un binomio così automatico».

Alla nascita viene misurato l’indice di Apgar: è uno strumento valido per evidenziare problematiche successive?

«Può costituirlo, anche se non va demonizzato. Esistono 13 categorie di parti a rischio e altrettanti segnali di allarme. Un indice di Apgar basso (il massimo è 10, ndr) dà l’idea di come il neonato abbia trovato difficoltà a adattarsi all’ambiente esterno. Una neomamma dovrebbe, quindi, chiedere al personale ospedaliero qual è stato il punteggio riportato da suo figlio, venendo alla luce».

Come sostenete le famiglie davanti alle difficoltà?

«L’associazione comprende diverse figure, inclusa una psicologa, e favorisce incontri e dialogo fra genitori. Oltre al percorso di recupero avviato, laddove possibile, per facilitare eventuali meccanismi innati, restiamo sempre al fianco di chi lotta contro l’ignoto, in attesa di una diagnosi».

C’è una storia che le è rimasta nel cuore?

«Sono tantissime, talvolta coronate dal lieto fine: bambini che, stando alle carte, dovrebbero essere ridotti a vegetali mostrano invece impressionanti margini di miglioramento. Come Anna che, nonostante un’asfissia alla nascita con complicanze, a tre anni sta recuperando sia a livello motorio che cognitivo-relazionale. Tra le vicende drammatiche, ricordo invece quella di Diego, figlio di due fra i nostri soci fondatori. A causa di una grande negligenza medica, all’età di 8 mesi non aveva ancora ricevuto alcuna diagnosi, nonostante criticità evidenti. Purtroppo non è riuscito ad arrivare ai due anni di vita, a causa di una patologia degenerativa, ma il suo cammino si è distinto all’insegna di una grandissima dignità. Oggi è il nostro angelo custode».

Una iniziativa alle porte?

«La “Lugo run”, prevista per domenica 3 maggio 2026 a Lugo, e declinata secondo due opzioni: 9 km (con partenza alle 9) o 5 km (con partenza alle 9.30). Non serve essere maratoneti: si può correre, camminare o partecipare semplicemente per sostenere una causa importante perché il ricavato dalle iscrizioni sarà devoluto all’associazione e al futuro di bambini che lottano con coraggio sin dal primo vagito».

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