A Lugo non sorgerà una Moschea, nonostante qualcuno lo abbia velatamente fatto credere, ma un centro culturale islamico. Almeno per ora.
Tutto nasce da un video girato due settimane fa all’interno dell’ex falegnameria Federici (in via Bonsi a Lugo, nella zona artigianale, andata a fuoco oltre dieci anni fa) e il cui cantiere è pronto a dar vita al centro culturale islamico di Lugo. L’autore però invita a donare per “trasformare quel posto in una vera e propria moschea”.
A postarlo su Instagram è stato il giovane Hassan De Filippis, nato e cresciuto a Lugo, che ci aveva detto di essere membro del direttivo del centro culturale islamico di Lugo, grafico di professione, presidente fondatore della sezione lughese Giovani musulmani d’Italia e membro attivo del direttivo della comunità islamica di Bologna. Questo lo avevamo scritto due anni fa, raccontando una sua vicenda. De Filippis infatti non è la prima volta che, da buon influencer, con i suoi video fa parlare di sé e alimenta qualche polemica.
Nella primavera del 2024, in piena campagna elettorale per l’elezione del nuovo sindaco a Lugo, De Filippis aveva denunciato di essere stato corteggiato dal Pd dopo aver ufficializzato la sua candidatura nella lista dell’eclettico Enrico Randi, schieramento dal quale era uscito in seguito alla proposta del suo leader di organizzare in città il primo festival di OnlyFans .
E adesso i post per la realizzazione, a detta sua, della prima moschea a Lugo. In realtà un primo video, quello della gettata di calcestruzzo, è dello scorso febbraio mentre due settimane fa l’ultimo spot, con tanto di stato di avanzamento dei lavori e rendering.
La ristrutturazione è cominciata due anni fa - dicono dal cantiere - e ne serviranno altrettanti per ultimarla.
«La questione nasce da un video promozionale - dichiara il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia anticipando un’interrogazione alla sindaca - nel quale si dichiara la volontà di trasformare la struttura in una vera moschea, superando nei fatti la dicitura formale di “centro culturale” utilizzata nei documenti ufficiali. Le immagini evidenziano elementi strutturali tipici ed esclusivi dell’architettura religiosa, come il Mihrab, la nicchia monumentale orientata verso la Mecca. Tali caratteristiche non si conciliano con la natura di una semplice associazione culturale - sottolineano i meloniani - e sollevano dubbi sulla conformità dei progetti depositati».
Senza dimenticare il rispetto delle norme urbanistiche, prosegue l’appunto di FdI . «Trasformare un locale associativo in un luogo di culto non è un semplice cambio di nome - rimarcano - ma richiede standard molto più stringenti. Accettare passivamente una destinazione d’uso “di facciata” significherebbe creare un precedente pericoloso e penalizzare tutti quei cittadini e imprenditori che, per ogni minimo intervento edilizio, sono tenuti a rispettare regole rigorose. Che devono essere uguali per tutti».
«Di moschee in Italia ce ne sono pochissime, risultano meno di 10, tutte autorizzate dal Ministero degli Interni - spiega la sindaca di Lugo, Elena Zannoni -. L’Islam non ha un’intesa con lo Stato italiano, come invece hanno altre confessioni, per questo le moschee ufficiali sono solo quelle autorizzate. La libertà di culto è però garantita dalla Costituzione quindi si può pregare ovunque, anche in immobili con destinazione d’uso diversa, di proprietà o in affitto, case private o luoghi di lavoro. Per quell’immobile sono in corso opere interne autorizzate e il progetto condiviso con la comunità islamica è, da molto tempo, che venga realizzato un cambio di destinazione d’uso a centro culturale. Centro culturale è quindi l’unico progetto condiviso, e probabilmente l’unico possibile. Qualsiasi altra ipotesi non sarebbe di competenza del Comune e i rappresentanti “ufficiali” non ci hanno mai manifestato idee diverse da questa».