Quella delle intitolazioni di vie e piazze in riferimento all’eccidio Manzoni, valga per vittime e colpevoli, continua a essere uno dei temi più dibattuti, come ha testimoniato la passionale reazione della platea che mercoledì sera ha assistito alla presentazione della voluminosa ricostruzione storica dell’intera vicenda giudiziaria alla domanda di un’anziana sul perché ci sia ancora oggi una via che porta il nome di Silvio Pasi, uno dei 13 partigiani comunisti condannati all’ergastolo per quel pluriomicidio.
Il riferimento era alla frazione lughese di Giovecca, ma in realtà un’altra è presente a Lavezzola.
Le prime reazioni arrivano dalle forze politiche, ma con molta moderazione.
«Senza entrare nel merito delle vicende giudiziarie per le quali Pasi, nonostante la condanna, si è sempre dichiarato innocente – spiega Gian Marco Grandi, coordinatore di FdI in Bassa Romagna - riteniamo che la complessità della documentazione storica sollevi la necessità di un approfondimento, perciò chiederemo alle amministrazioni locali, in particolare quella lughese, l’adozione di criteri di toponomastica uniformi, quindi lo stesso rigore metodologico applicato per le richieste riguardanti la contessa Beatrice Manzoni. La medesima coerenza deve essere estesa a tutte le personalità a cui è intitolata una via o una piazza. In tale direzione, solleciteremo formalmente l’Amministrazione per appurare che la via intitolata a Pasi a Giovecca possa basarsi su criteri di opportunità e rispetto della verità storica».
Il capogruppo di Area Liberale a Lugo, Simone Camanzi, momentaneamente sorvola sulla questione limitandosi ad «auspicare con forza che si possa arrivare quanto prima ad una storia condivisa ed una vera pacificazione in seno alla comunità, convinti che ciò potrà avvenire solo se vi sarà un riconoscimento unanime su alcune verità di fondo che la storiografia ufficiale ha ampiamente riconosciuto».
«Posto che a Lugo abbiamo istituito una commissione toponomastica proprio per fare questo tipo di valutazioni e che finora non ci sono state richieste in tal senso in Consiglio comunale – chiarisce la sindaca di Lugo, Elena Zannoni - la mia riflessione parte da questi presupposti: la consulta della frazione in cui si trova quella via non ha mai espresso dubbi, anzi la propose quella intitolazione, votata all’unanimità in Consiglio comunale all’inizio degli anni ‘80. Da allora, non sono cambiate le condizioni e la vicenda giudiziaria era già conclusa da tempo – ribadisce -. Siamo in democrazia, oggi, e quindi faremo le valutazioni e gli approfondimenti, sempre utili e arricchenti, nelle sedi opportune».
Sulla stessa linea anche il sindaco di Conselice Andrea Sangiorgi: «Nei primi due anni della mia Amministrazione la questione non mi è mai stata posta da nessuno – osserva il primo cittadino - per cui faccio fatica a considerarla così “contestatissima”. La storia la conosciamo: si tratta di una vicenda complessa e controversa, che merita rispetto e approfondimento, e sulla quale esistono letture e sensibilità diverse. Non vedo oggi particolari elementi di novità che rendano necessario riaprire la questione».
«Detto questo – sottolinea Sangiorgi - qualora dovesse pervenire un’istanza formale, la valuterò con attenzione e rispetto, come è giusto fare per ogni proposta che riguarda la memoria e la storia della nostra comunità, evitando approcci ideologici e cercando di attenermi ai fatti e al contesto storico».