Bagnara, insultato e deriso da un gruppo di giovani, reagisce impugnando una motosega

Lugo

Dopo mesi di vessazioni, insulti, molestie, sputi e minacce, la loro vittima esce in strada con una motosega. «Una tragedia sfiorata», per usare le parole del sindaco di Bagnara di Romagna, Mattia Galli, quella sequenza di pochi minuti in cui un ultracinquantenne del piccolo borgo nel tardo pomeriggio di domenica è uscito dal cortile della sua abitazione imbracciando l’attrezzo.

A poca distanza c’erano almeno due dei minorenni che da un paio di mesi stanno tormentando l’uomo, gravato da disabilità e ben voluto dall’intera comunità, sempre più sconcertata per quella sequela di comportamenti che la baby gang - composta da poco più di 5 giovanissimi del posto, soprattutto italiani - sta perpetrando ai danni del loro concittadino. E anche in quell’occasione i ragazzini lo stavano provocando, deridendolo e filmandolo col telefono mentre l’uomo all’interno del suo garage stava sistemando la motosega.

Ad evitare che quella reazione, verosimilmente solo dimostrativa, potesse sfociare davvero in qualcosa di più pericoloso ci hanno pensato alcuni vicini di casa, che per sdrammatizzare l’intero contesto lo hanno anche «invitato a tagliare i rami dei loro alberi visto che aveva già quella sega in mano». Nel frattempo lo hanno consolato, trovandosi davanti una persona fragile e disperata che non poteva far altro che piangere, intimorito da quel film dell’orrore che sembra non dover mai terminare.

È stata la sorella convivente, anche lei disabile, ad allertare i carabinieri, accorsi poco dopo sul posto.

«Se solo avessi avuto la forza sarei scesa giù io in stampelle a difendere mio fratello - ci racconta la donna accogliendoci in casa dopo averci presentato quell’uomo così fragile -. Non può più uscire di casa perché ogni giorno lo prendono di mira, a piedi o in bicicletta, deridendolo e provocandolo. Questo è bullismo puro e non è più tollerabile. Ed è scandaloso che i loro genitori non li sappiano sorvegliare».

E così la vittima, sempre più esasperata e accompagnata dalla sorella che funge da angelo custode, si è decisa a recarsi nella locale caserma dei carabinieri per sporgere denuncia. A verbale - interrotto anche da una crisi di pianto dell’uomo - l’escalation di quelle angherie e il terrore di non poter più uscire di casa serenamente. Tuttavia, i militari erano già informati di quanto stava subendo l’uomo e dunque il gruppetto era già attenzionato. Ma in realtà tutti i bagnaresi sanno chi sono e di chi sono figli, anche se pare che i genitori non si siano mai attivati. Potrebbero però dover presto mettere mano al portafoglio.

D’altronde quelle continue condotte deprecabili non sono certamente più solo delle ragazzate, se non altro perché uno di loro pare avere già una quindicina di denunce, per lo più per atti di vandalismo.

Già, perché tra i vari episodi narrati in paese, ci sarebbero anche danneggiamenti alle scuole comunali, con imbrattamenti e lancio di bottiglie, scoppio di petardi e incendio di fogliame, disturbo alla quiete pubblica, scorribande in monopattino, sputi e ingiurie a chi si permette di contestargli quelle gesta e tanto altro ancora, compreso il timore di alcuni esercenti che la baby gang possa iniziare ad arrecare danni alle attività.

E a Bagnara - che, oltre ad essere uno dei borghi più belli, ospita da 20 anni il Festival della diversità delle culture e dei popoli - di questa situazione non ne possono davvero più: se la parola maranza fa rima con ignoranza, da ieri non lo fa più con tolleranza. È il primo cittadino a promettere la linea dura, durissima, perché ciò che è successo finora non debba mai più ripetersi e i responsabili chiamati a risponderne: «Bagnara è ancora un bellissimo paese e non permetteremo che alcune mele marce rovinino tutto il raccolto - assicura Galli -. L’Amministrazione non nasconde la testa sotto alla sabbia e nei prossimi giorni convocheremo un tavolo di confronto in cui inviteremo le forze dell’ordine, i servizi sociali e le associazioni dei genitori. A questi ultimi non chiediamo di tenere in casa i figli, a perdere la testa davanti ad un telefono, ma ogni tanto, anche se hanno 14 anni e possono girare liberamente, dare loro un occhio di attenzione. Sono padre anche io, e se i miei figli da grandi faranno delle stupidaggini vorrei che chi li vede in giro mi chiamasse o suonasse il campanello per dirmi che fanno i cretini!».

«Siamo tutti molto stanchi», conclude Galli, anche se quelle parole sembrano più l’inizio di una serie di contromisure immediate.

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