Lugo, una nuova casa per i rifugiati ucraini

Ad attenderli ci sarà anche un fiocco giallo e azzurro, i colori della loro patria martoriata dalla guerra, mentre tra poco più di due mesi saranno loro a esporne uno tutto azzurro.

È incinta di un maschietto infatti la donna ucraina che assieme agli altri tre figli (due femmine di 12 e 10 anni e un altro bambino di 7) arriverà nei prossimi giorni a San Potito, piccola frazione lughese. Dovevano già esserci nel pomeriggio di ieri, ma le pratiche necessarie faranno slittare di qualche giorno il loro ingresso al centro civico della frazione.

È qui che i tanti volontari del posto hanno allestito una piccola quanto confortevole casetta.

In nemmeno una settimana – appena il parroco del posto, don Marco Farolfi, ha confermato il loro imminente arrivo – oltre quaranta persone si sono attivate per trasformare alcuni di quei locali che prima ospitavano le ex scuole e il non più esistente ambulatorio con il medico di base. Essendo anche la sede dell’associazione “Amici di San Potito”, è da questi ultimi che è partito lo sprint iniziale che ha poi coinvolto la consulta locale, il circolo Anspi, tanti cittadini e altrettante aziende. Grazie al lavoro di tutti infatti le stanze hanno preso forma, i bagni sono stati rivisti, i muri verniciati e gli arredamenti ultimati. Dal letto a castello per i bimbi alla libreria, senza dimenticarsi dello svago, con un mobiletto pieno di giochi e un’altalena montata all’esterno, tra il loro ingresso e quello della palestra di boxe adiacente.

Nell’intera struttura, se dovesse essercene bisogno, potrà essere allestita una seconda e indipendente sistemazione per un ulteriore nucleo familiare.

E ora la comunità di San Potito si sta già organizzando per facilitare la loro permanenza, il tutto con la mediazione linguistica di alcune badanti ucraine, oramai naturalizzate lughesi, che si presteranno a tradurre le conversazioni e impartire lezioni di italiano.

Questo di San Potito è il secondo esempio di accoglienza nelle strutture comunali lughesi. Nelle settimane scorse un interno nucleo familiare di undici persone, dal piccolo di appena 1 anno alla nonna ultraottantenne, è approdato al centro civico di Cà di Lugo dopo un estenuante viaggio da Vinnycja, a duecento chilometri da Kiev.
«Anche in questo caso – hanno spiegato le assessore Veronica Valmori e Lucia Poletti, con deleghe al Patrimonio e ai Servizi sociali – la pronta attivazione della rete di comunità ha portato a rendere accogliente un nostro centro civico. Un patrimonio di cui siamo orgogliose perché l’Amministrazione può mettere a disposizione gli spazi ma il resto lo rende possibile la comunità».

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