Tra i clienti che si erano rivolti a lui per stipulare polizze assicurative di vario genere, i più noti sono Rosalba Neri, attrice forlivese in voga negli anni ’60 e ’70 quando lavorò con registi come Rossellini e Comencini, che aveva firmato un contratto per una “copertura sulla vita”, e un parroco lughese premuroso, che voleva essere coperto in caso di eventuali incidenti in parrocchia. Figurano anche loro nell’elenco delle 10 persone offese che secondo l’accusa sarebbero state raggirate da un broker lughese di 45 anni dal 2016 al 2019. Un parco clienti bello ampio quello vantato dal professionista, che nell’arco di quel periodo avrebbe gestito entrate per centinaia e centinaia di migliaia di euro. Denaro, che secondo il sostituto procuratore ravennate Silvia Ziniti sarebbe il risultato di una lunga serie di appropriazioni indebite e truffe, architettate sfruttando i rapporti di mediazione tra le vittime e tre diverse agenzie assicurative di Faenza, Cesena e Arezzo (estranee ai fatti). Rinviato a giudizio la scorsa estate, per il 45enne si è aperto ieri il dibattimento davanti al giudice monocratico Cecilia Calandra, durante il quale in quattro si sono costituiti parte civile.

L’attrice truffata
Sono otto diverse contestazioni quelle finite nel capo d’imputazione a carico del broker. Descrivono tutte un meccanismo analogo, che l’intermediario avrebbe architettato per intascarsi premi assicurativi e pagamenti per consulenze e prestazioni in realtà mai effettuate né richieste.
Come nel caso dell’attrice forlivese Rosalba Neri, ora 81enne, che tra il 2017 e il 2018 si era rivolta a lui per modificare la polizza a vita già stipulata nel 2015. Con due diverse tranche da 15mila e 65mila euro, il 45enne le avrebbe fatto credere che con quegli 80mila euro in più il valore della copertura sarebbe incrementato. Quando l’attrice aveva scoperto che nulla in realtà era cambiato nel proprio contratto, l’intermediario avrebbe creato due false missive e scritture private nelle quali la cliente risultava aver chiesto l’annullamento dei versamenti.

L’assicurazione per la parrocchia
Più modesta la cifra con la quale un parroco lughese aveva affidato al broker la mediazione con un’agenzia cesenate per tutelare la parrocchia da responsabilità civile, infortuni e incendio. Dei 2.767 euro girati dal don con due bonifici tra il 2018 e il 2019, nemmeno un centesimo sarebbe stato versato alla filiale. Tutto intascato, secondo l’accusa, così come anche i 20 euro fatturati al sacerdote come compenso per la prestazione.

L’infortunio non assicurato
Un altro cliente ha invece denunciato il presunto raggiro quando, al momento di incassare un rimborso per un infortunio, ha scoperto che il contratto che avrebbe dovuto coprire l’intero nucleo familiare (parte di un pacchetto di tre prodotti assicurativi pagati 5.216 euro) in realtà non era mai stato formalizzato. Nonostante ciò, quando il 14 agosto del 2018 era rimasto coinvolto in un incidente, il 45enne si sarebbe prodigato affinché il cliente gli girasse i referti medici per proseguire l’iter per chiedere lo scarico all’agenzia.

I clienti “grossi”
Cifre ancora più alte quelle maneggiate per servizi di brokeraggio forniti ad altri facoltosi clienti. Complessivamente 600mila euro il valore dei premi assicurativi mai versati all’agenzia aretina. O meglio, il professionista avrebbe chiesto per conto del cliente e a sua insaputa l’annullamento del contratto relativo a sei polizze, di cui quattro contratti per tutela sulla vita. Anche in questo caso, secondo l’accusa, avrebbe fronteggiato i sospetti con documenti falsi redatti ad hoc. Nonostante la gravità dei fatti contestati, l’imputato si è sempre professato innocente. Per questo, tramite i suoi legali – gli avvocati Michele Dell’Edera e Gabriele Valentini – ha deciso di difendersi a dibattimento con testi e produzioni documentali, per prospettare una diversa ricostruzione delle vicende.
Parallelamente, un altro processo che lo riguarda è entrato nel vivo sul finire della settimana scorsa. In quel caso è accusato assieme alla madre di avere prosciugato e riciclato ai danni del fratello minore l’eredità dell’anziano padre.

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