Lugo, stalking al sacerdote. I parrocchiani: “Era angosciato”

Capita spesso di sentir parlare di vocazione religiosa come un atto d’amore. È meno frequente, invece, che sull’onda della fede ci si innamori del pastore. Nel caso in questione di don Bruno Resta, guida spirituale della parrocchia di San Gabriele, a Lugo. È lui la vittima di una singolare vicenda di stalking che ha portato a processo una parrocchiana di 47 anni di origine straniera ma da tempo residente in città. La donna, di professione operatrice sociosanitaria, è comparsa ieri in tribunale a Ravenna davanti al giudice monocratico Andrea Chibelli difesa dall’avvocato Domenico Serafino, nella seconda udienza del processo che ha già visto testimoniare il parroco, sentito a porte chiuse su richiesta del suo legale, l’avvocato Silvia Alvisi. E a testimoniare contro l’imputata, raccontando un climax di comportamenti ossessivi culminati col suo arresto l’estate scorsa, sono state chiamate due fedeli e il sagrestano del sacerdote.

L’omelia interrotta

Eclatante l’episodio del 26 luglio 2021, quando, durante la messa, la 47enne prese parola durante la cerimonia. A parlarne è stata la “perpetua” (ci si perdoni il termine manzoniano) del religioso. «Era la festa dei Santi Anna e Gioacchino, genitori della Madonna – ha ricordato la donna -. In chiesa c’erano i lavori in corso, e la messa feriale si teneva in sagrestia. C’era anche lei e durante l’omelia è voluta intervenire costringendo don Bruno a zittirla. Le ha detto, “Sono io il sacerdote, siediti”». Conclusa la celebrazione «con un grande disagio per tutti», la donna era rimasta lì. E il don? «Era molto agitato. Doveva incontrare pure i genitori della Cresima, ma era stato costretto a barricarsi in casa». L’instancabile credente innamorata, «si era seduta e non accennava ad andarsene». Più tardi si sarebbe pure attaccata al citofono della canonica. Provvidenziale allora era stata la telefonata della collaboratrice, che pur tornata a casa si era sincerata che il parroco stesse bene. Ma sentendo la sua voce alla cornetta aveva realizzato che no, don Bruno non stava affatto bene. «Mi chiese di chiamare il 112». E proprio quando arrivarono le pattuglie dei carabinieri, per la 47enne scattarono le manette.

Gelosia in parrocchia

A emergere ieri in aula è stata una costellazione di episodi, tutti ripercorsi dal vice procuratore onorario Simona Bandini. La teste ha riferito di scenate di gelosia: «Disse a don Bruno che ci aveva visti parlare, come se avessimo tenuto un atteggiamento ambiguo, poi la sorprendemmo a origliare nascosta dietro una colonna del porticato». Oppure scatti di irascibilità, che l’avevano spinta «ad afferrarlo per un braccio». Alla fine, il parroco «era arrivato a nascondersi ogni volta che la vedeva arrivare». E capitava, «sia di giorno che di notte». L’estrema sintesi di quanto quell’ossessione amorosa non corrisposta avesse mutato il comportamento del sacerdote, l’ha data l’ex sagrestano, definendolo in una parola: «Angosciato».

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